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venerdì 27 aprile 2012

Pop ISO 9001

D'impulso avevo pensato di iniziare il post con una buona serie di imprecazioni tipo: l'animaccia tua e de 'sta cretina che mi hai fatto perdere 10 anni di vita!!!
Il tutto riferito a chi con la sua telefonata, e a dire il vero con la sua poca sensibilità mi ha insinuato il dubbio che la Pop potesse avere qualcosa che non andava.
Tutti mi dicevano di stare tranquilla, che a loro avviso (anche se non sono medici) lei era a posto.
Il consiglio più saggio me l'ha dato una mia amica, con tranquillità mi ha detto "Spero che non sia nulla ma se fosse qualcosa la tizia ti ha detto che è recuperabile?" "Si" "L'importante è questo".
Senza darmi farsi speranze, senza illudermi, è stata chiara e razionale.
Ero carica di entusiasmo, di think positive.
Andiamo al Bambin Gesù per la prima visita alla luminare della scienza e della tecnica, la location del Gianicolo è magnifica sembra di stare a picco sui tetti di Roma, sembra di passarci sopra a volo d'uccello poi la città oggi è in gran spolvero. C'è una visibilità eccezionale, si vedono persino i monti con la neve dietro.
Entriamo dentro per dare un'occhiata.
All'ingresso c'è il cartello zona extraterritoriale della Santa Sede, 'nnamo bene...
Entriamo: gigantografia di Papa Ratz, una delle più brutte, capirai non è il massimo come fotogenia ma questa secondo me spaventa i piccoli pazienti. Vorrei quasi toccarmi gli zebedei che non ho.
Giriamo l'angolo, altra gigantografia.. e che cazz...
Inizio a vedere i primi bimbi malati, uno con le stampelle, uno con problemi vari.
Qualcosa dentro mi va in pappa.
Penso ai genitori che li accompagnano, agli sguardi tristi, carichi di speranza che ho incrociato fuori, a chi guarda questo panorama mozzafiato cercando la forza, una risposta...
Non mi aspettavo tutto questo, già bella forza, vai in un ospedale pediatrico che ti aspetti di vedere?
Facciamo pure un cambio pannolicchio al volo. C'è un'apposita stanza vetrata con cartelli in 10 lingue diverse che dicono di chiudere quello sporco in dei sacchetti da chiedere alla reception.
Deve esserci proprio un problema serio di accoramento dell'aria!!!
Mi guardo in giro e non mi piace, mi fa schifo la struttura, anche se ci hanno messo gli sticker al muro, mi fa schifo, è triste.
Entriamo per la visita. Lei è un'amica de mì cognato.
E' una graziosa brunetta con gli occhi chiari, un misto di dolcezza e autorevolezza da dottore competente.
Si toglie il camice, forse per mettere la Pop a suo agio e mi accorgo che siamo vestite identiche: jeans e maglia verde verdone, un buon inizio.
Fa giocare la Pop con le costruzioni, la osserva, io sento il suo sguardo indagatorio.
Per fortuna la pediatra mi ha fatto una tabella con le tappe motorie della bimba perchè io non mi ricordo una mazza, mi chiede a Natale come teneva il capo...vuoto... mi chiede per aiutarmi di ricordare le foto..io rispondo una cosa, mm l'opposto. Perfetto! Due scemi!
Mi chiede "Ma l'occhio destro un po' più chiuso è una sua caratteristica?" Io "Ehhhh?".
La devo prendere, girarla e guardarla ma manco me ne accorgo a me sembrano uguali!
Maròòò che madre debosciata!!
Poi osserva i movimenti e dice che tarda a camminare perchè ha i legamenti elastici "Chi di voi due li ha?". Ecco e te pareva! E chi ci pensava? "Ehm...io".
Io ho quelle che chiamiamo le proprietà Flu, che mi giro tutta la mano e non mi fa male.
Ora capisco perchè la mia amica finlandese, che non sapeva nulla di tutto ciò mi ha detto che le gambe della Pop le sembravano spaghetti scotti, che considerando il rapporto dei finldandesi con la cottura della pasta, altro che elasticità!!
Insomma alla fine dice che per lei è tutto ok, che la Pop è normale e fa "Anzi ora ve lo metto per scritto!" e ci fa proprio un certificato di normalità che mi sembra tutto un po' assurdo, comunque ora se qualcuno rompe le palle glielo sbatto sotto il naso accanto al mio certificato coredemamma in cui affermo che è specialissima...!!!




giovedì 26 aprile 2012

Let the sunshine in

Aujourd'hui le soleil brille


Scuola media, la professoressa ciociara di francese, di vecchia, vecchissima metodologia di insegnamento amava farci scrivere ogni giorno la data e riferimenti al tempo.
Il fait beau, il fait mauvais... ma quando il sole spaccava, bello come oggi "le soleil brille".
Deve aver pensato che, daje e daje (in francese ancore et ancore), scrivere ogni giorno questa frasetta qualcosa ci avrebbe lasciato nelle zucche e infatti a distanza di anni posso tranquillamente dissertare di meteorologia con un parigino, sia mai lo incontrassi in ascensore o alla fermata del bus, di che parli? Del tempo e non sbagli!
Allo stesso modo ci faceva scrivere una nuova espressione 100 volte in modo da impararla bene nella pronuncia e nella scrittura.
Dove non arrivavano questi discutibili metodi  arrivavano i suoi temuti pizzicotti.
Al giorno d'oggi l'avrebbero radiata da tutte le scuole. "Tot" anni fa, insegnava il francese in una scuola di frontiera. Mi consolavo sapendo che se riusciva lei a parlare un buon francese ,che normalmente si esprimeva in un ciocio-dialetto da burina, c'era speranza per tutti!

C'è un giorno giusto per ogni cosa.
Se piove, è il tempo consono per un funerale o per le brutte notizie, mi sorprendo sempre in questi casi ad osservare l'asfalto bagnato, i palazzi resi tristi dalla pioggia e pensare "Vedi oggi anche Roma piange".

Giornate come queste, con l'esplosione della primavera, i primi papaveri in giro, le margherite nei prati, è il giorno ideale per nascere, per le buone notizie, in cui tutto deve andare come deve e nulla può andare storto. E le morti? Assolutamente no, vietato morire col sole. Tutto rimandato alla prima pioggia. A meno che uno non voglia lasciare un ricordo di sè particolarmente allegro, in questo caso riempire l'apposito modulo e barrare la casella "scelgo l'opzione in giornate col sole che spacca". Ma chi lo vuole? In genere tutti vogliono che gli altri si strappino i capelli per la propria dipartita.
Quindi se uno sta in pericolo di vita, mezzo e mezzo ma esce una giornata così io da non medico ma da ottimista senza ritegno gli dico "Stai sereno che oggi non è la giornata giusta per andarsene".

Oggi che la città si è vestita dei suoi colori più belli, che la visibilità è ottima, il cielo è terso, la natura ha dato il perfetto contrasto a tutto, la giusta luce, niente smog, niente nebbiolina.
Profumi e odori amplificati a mille.
Sorrideresti anche al tuo vicino di traffico o forse lo stai già facendo e scenderesti in strada ballando come un'invasata "Let the sunshine in".
Forse perchè il giro in moto di ieri con la velocità ha spazzato via i brutti pensieri o perchè la Pop stamattina si avviava per il corridoio tenendosi con le mani che manco Michael Jackson in Moonwalker.
O sarà il vestito a festa che si è messa Roma oggi che fa sì che ci sia grande positività, attesa di buone notizie e che le brutte eventuali non le veda poi così brutte.

Let the sunshine in


mercoledì 25 aprile 2012

E' un attimo

Sei seduta ma ti sembra di stare sul nulla, di essere sospesa, di volare.
Ti senti in equilibrio precario ma allo stesso tempo ti senti sicurissima.
Tutto il resto sembra fermo, immobile per quanto va piano e che tu ti ci stia passando attraverso a velocità incredibile.
Senti vento, dappertutto, ovunque.
Senti i capelli che ti si aggrovigliano, i muscoli delle cosce tesi, indolenziti per cercare di rimanere al tuo posto.
Stringi le dita.
Riesci solo a girare un po' la testa di lato, per il resto guardi dritto di fronte a te, la strada.
Senti il motore, il rombo sotto il culo, senti la potenza, tu, lui, la moto un tutt'uno.
E' senso di onnipotenza, è essere il padrone della strada, artefice del proprio destino.
E' un attimo...da 0 a 100 è un attimo e l'accelerazione ti lascia senza fiato.
La percezione della velocità è completamente falsata, penso di andare a chissà quanto e invece siamo solo a 90.
E' un attimo e se l'idiota di fronte gira senza mettere la freccia, è un attimo e volare sul serio.
E' libertà, è diventare qualcun'altro ma allo stesso tempo restare se stessi.
E' evasione, è te prego mollamo tutto e bruciamo tutto l'asfalto che c'è da qui al mare.
Significa essere vulnerabili alla pioggia, al freddo, al vento ma sentire sul serio la strada, mangiarla, viverla.
E' un attimo e capire il rischio, accettarlo, non poterne fare a meno, sfidarlo.
E capire chi ha scelto questo come mestiere, come passione.
E il pensiero va... è inutile che stia a dire a chi.



Ebbene sì mi sono tolta 'sto sfizio. Tanto mo' c'ho il blog e per ogni cosa so a chi dare la colpa!
Erano 10 anni che non andavo in moto e volevo provare l'ebbrezza.
Ho solo 3 amici che ce l'hanno e non vedo manco tanto spesso.
Mi sembro una ragazzina e ogni tanto mi trovo ad elemosinare "Dai mi porti a fare un giro, daiii per favoreeeeeee ti pregooooo!", che se una lo chiede a 14 anni è un conto, il doppio degli anni dopo ti guardano come psicopatica: ao ma che ho chiesto? Domandare è lecito ecc.
Uno mi aveva pure detto di si, con tanto di invito scherzoso e scritto ma poi sono rimasta incinta e non si è fatto più nulla.
La moto mi affascina per quello che è e per tutto quello che c'è intorno.
Forse non sarà mai il mio mondo, ma mi attira e quando ne passa una sfrecciando non posso esimermi dal seguirla con lo sguardo e magari cacciare un sospiro.
Sono misteriose e affascinanti come destrieri alati con in sella audaci cavalieri. Sarà l'abbigliamento che sembrano armature medioevali, il casco, i guanti, le protezioni dappertutto. Il rito della vestizione. Ma cosa c'è di più bello e intrigante di infilarsi o sfilarsi il casco, quell'attimo sospeso di quello che dovrà ancora succedere, la preparazione attenta manco fosse un duello.

Poi ho reminiscenze dell'adolescenza. Erano uno status symbol. I primi motorini degli amici.
Io che ne volevo uno, le proteste con i miei non portarono a nulla ma avevo deciso che potevo andare dietro quello degli altri e per far capire che non mi avevano smontato, rientravo in casa con un casco che lasciavo sempre in bella mostra, un casco nero con disegnato con l'uniposca un cobra e un teschio. Poi i primi amici con le moto. E "Mi dispiace non posso portarti sto facendo il rodaggio". Mm solo ora mi ha spiegato essere una cazzata bella e buona.
O le infinite volte in cui loro invece portavano in giro le tettone per spassarsela e frenavano all'improvviso per spiattellarsele sulla schiena, questo l'avevo capito pure allora, infatti a me non mi ci portavano mai.


Bon torniamo ad oggi... andiamo a pranzo da amici con bimbe. Il tempo passa: prima la pappa di uno, poi la poppata dell'altro, poi il pranzo nostro, poi il cambio, poi i giochi...sincronizzare il tutto è impossibile, io scruto il cielo che cambia ogni due secondi e dico fra me e me "mmmm mi sa che sto giro famoso in moto salta". Poi non posso insistere ogni due secondi, quindi aspetto pazientemente ed educatamente.
Lui fa "Andiamo ora", la di lui moglie non è convinta: c'è da sparecchiare, da sistemare casa. Io "Dai ti prego 5 minuti" (il mio ego da bambina di seconda elementare è molto presente).
Andiamo. Io prendo il mio casco che ho portato per l'occasione, forse è un po' ridicolo, argentato e con il pupazzetto Berik stona sulla sua Kawasaki bianco e nera, forse anche il mio trancharello beigiolino stride con la sua giacca da perfetto biker ok... ma questo avevo...
Lui mi avverte "Guarda che questa moto per chi sta dietro è un po' scomoda", io la guardo e  non vedendo le apposite maniglie per sostenersi chiedo "Ma......io dove mi reggo?" (anzi arreggo come dico in genere) e lui "A me" "Ah ok" appoggio delicatamente le mani e lui me le prende e mi avvinghia alla sua vita "Così!" "..." sennò credo che alla prima curva sarei andata a finire in un fosso.
Inutile dire che il legame inscindibile che lega te, lui, lei (la moto), lei (la strada) è talmente stretto e fisico che come minimo ti deve stare simpatico il tuo compagno di viaggio. Poi se è pure discretamente fico che te lo dico a fà...evito paragoni eroto-sexual-fuck ecc fra la moto e il resto del mondo tanto è tutto abbastanza chiaro ed evidente, è un continuo rimando.
Intravedo la via del mare, viale Marconi, la Laurentina, vagamente, perchè tutto sfreccia velocissimo di fronte ai miei occhi.
Il casco mi sballonzola in testa, il trancharello va a destra e sinistra e rimango colpita, ma come? Questo è il mio solito abbigliamento per lo scooter! Ma capisco ben presto che questo baby, è un altro mondo, che gli scooter che incontriamo sembrano ridicoli, sembrano poltrone con le ruote e lentissimi.
Gli scooter sono per i comodoni, quelli che se fa freddo c'è la parannanza (o termoscud), il parabrezza, che se devi portare la merendina o la spesa c'è il bauletto, il sottosella.
Qui invece è gente tosta, che se piove si beccano tutta la pioggia e idem per il vento e la roba non so dove se la mettono.

Perchè le mamme, ogni tanto hanno bisogno anche di questo, non di parlare solo di pappa cacca palla ma di volare, a 160 (dicono, io non ho visto).


Vedi anche il post sugli scooteristi http://buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2012/03/gli-scooteristi.html







martedì 24 aprile 2012

Metti in circolo il tuo cuore


Dicono che chi semina poi qualcosa raccoglie, nel bene e nel male.
Io, evidentemente, a mia insaputa, devo aver seminato parecchio.
Perché mai come ora mi trovo circondata dall’affetto e dal sostegno di tanti.
Si sono rifatte vive persone che da tanto non sentivo ma funziona proprio come dicono, l’amico si palesa nel momento del bisogno.

Tanti si sono allarmati proprio leggendo il blog, è chiaro che in questo spazio le emozioni scrivendo vengono amplificate ma sono autentiche, forse dal vivo sarebbe tutta un'altra cosa.


Ma perché che succede?
Nulla, per ora nulla.
Sono in quel fastidioso limbo dell’attesa, del dubbio insinuato, del tutti gli scenari possibili dal magari è solo un fuoco di paglia a tutto il peggio immaginabile.
Quindi per ora di fatto non c’è nulla.


Giovedì ci sarà la visita con il (anzi i) luminari della scienza e della tecnica e allora, solo allora, decideremo se sarà il caso di preoccuparci davvero oppure no.
In ogni caso ci sarà un qualcosa di concreto cui pensare e a cui porre rimedio.
O magari si sgonfierà tutto come una bolla di sapone e si risolverà con l’amore, col sentimento, come piace a me, del tipo: rispettiamo l’individuo, i tempi di crescita di ognuno, buttiamo le tabelle al vento.
Quelle cose belle, da film, ecco appunto da film…



Forse mi piacerebbe che tanto ammore (ammore sì) in giro crei una serie di effetti a catena, una crescita esponenziale di buoni sentimenti, di positività, di cose che portano bene, una dinamo ad autoeccitazione di ammore "L'amor che move il sole e l'altre stelle" come scrisse Alighieri Dante. 


E sempre per citare Lui mi piacerebbe uscire fuori, da questa empasse a riveder le stelle.


Che poi io predico bene ma razzolo male, malissimo.
E manco degno di uno sguardo 'sta pora crista che tutti i giorni è seduta alla scrivania dietro di me.


Questa mattina mi è tornato in mente il discorso che ci fece al matrimonio la mia migliore amica in veste di sindaco, citò la poesia di Hikmet


Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.


Aggiungendo poi di suo pugno (e me ne accorgo solo ora) che eravamo all'inizio di un viaggio che ci avrebbe portato in tanti posti e ad affrontare varie vicende, piacevoli e non e che in caso di difficoltà non avremmo dovuto far altro che girarci per trovare loro pronti vicino a noi.


Da allora tante persone si sono aggiunte ai vecchi amici, anzi mi rendo conto che tanti che in questi giorni mi sono vicini a quel tempo neanche li conoscevo.


Un coglione disse "Molti nemici, molte onore" e molti amici allora cosa fanno???


Frase letta in treno ieri, sul sedile di fronte al mio, prontamente fotografata stavolta tiè.
Ma mm rompe: la qualità fa schifo, devi contrastarla...echecazz! Ufff..
La prossima volta mi porterò la macchinetta digitale seria (tanto la foto farà cagare lo stesso).



Forse hai ragione, cara amica filosofa metropolitana, o meglio penso che alcune convinzioni fottano la gente ma qualcuna bisogna pure averla sennò di che campiamo, a cosa ci aggrappiamo?
E poi significa che se uno ce l'ha, si mette in gioco, ci prova, si butta, vive e questo è molto necessario, che poi uno rimanga fregato è semplicemente il retro della medaglia.


sabato 21 aprile 2012

Genitori in libera uscita

Il nido una volta al mese organizza una gran cosa: dà la possibilità ai genitori di lasciare i pupi di sera, dalle 19 alle 23. Mangiano lì la pizza, poi giocano e vanno a nanna e te li ridanno in fase dormiente.
Ieri per la prima volta abbiamo aderito a questa iniziativa.
Anche se sei combattuto, all'inizio pensi:" Che grande idea!", poi ti senti un po' carogna a portare il bimbo al nido pure di sera, poi cerchi di autoconvincerti che un po' di svago te lo meriti e che dopo tutto sta in un ambiente che conosce, con persone che vede sempre.
La portiamo al nido e la Pop si getta fra le braccia della maestra. Lei per fortuna ci va sempre volentieri, quando andiamo via ci saluta con la manina e sorride, un po' sei contento, un po' ti dispiace e ti vengono i dubbi: ma non è che sta pensando ma ancora che 'ntanavai??
Quindi se quando vi separate lei piange, fa scene strazianti, vai via col magone, ti si spezza il cuore ma un po' gongoli perchè ti senti indispensabile.
Se non lo fa, pensi che non le frega nulla di te, che sta bene al nido ecc. Insomma non siamo mai contenti!
Abbiamo 4 ore tutte per noi. Sono giorni che ci pensiamo che facciamo? che facciamo? La gamma di possibilità è talmente ampia che ti senti ubriaco, non sai cosa scegliere, vorresti fare di tutto.
Andare al cinema, andare a teatro, fare shopping con calma, dormire, fare sesso selvaggio e rumoroso, non fare niente e fissare il soffitto.
Per sfruttare il tempo al massimo arriviamo addirittura in anticipo..che carogne..pare che uno non vede l'ora di smollare la Pop!
Quindi per non fare sta figura aspettiamo in macchina 5 minuti.

L'euforia iniziale dovuta all'opportunità di avere tempo per noi è stata un po' smorzata dalle recenti vicende ma visto che ormai l'avevamo prenotato usiamolo!

Decidiamo di andare al cinema poi in qualche modo di cenare pure.

Andiamo a Porta di Roma, ah è una mia crociata personale, PortA no PortE, ne basta una... ma ormai pure quelli che fanno gli annunci dicono Porte, forse cambieranno il nome e mi rassegnerò.
Presi dall'entusiasmo, dalla novità sbagliamo pure strada un paio di volte, quella strada che conosciamo a memoria.
Arrivati lì andiamo a prendere i biglietti al cinema.
E' un anno e mezzo che non ci andiamo, chissà se è cambiato qualcosa, non è un'eternità.
Facciamo i biglietti al self service, la macchina ci chiede se abbiamo la tessera Skin qualcosa. E che è? Boh vedi che qualcosa è cambiato?
Vorremmo mangiare qualcosa prima di entrare ma è troppo presto e i ristoranti sono ancora chiusi e ripieghiamo per un panino al volo.
Anche qui siamo ubriachi di fronte alla possibilità di fare mille cose che non ci riusciamo a decidere.
E' come se ti fossi lasciata con un ragazzo da poco. Vedi i posti a te famigliari e sospiri "Ti ricordi qui siamo venuti con Lei quella volta che..." "Qui invece..." tutto ti riporta a lei, anche parlare di colecisti "Ti ricordi alla morfologica il medico si entusiasmò perchè lei si vedeva la colecisti?".
E' un continuo pensare a lei, e sentirne la mancanza, ogni bambino che vedi, dai 0 ai 18 anni fai "Toh un Pop, toh una Pop" e ti senti carogna per averla lasciata lì.
Entriamo al cinema un po' prima perchè a me piace vedere le pubblicità e rimango sconvolta dall'audio altissimo, ma che sono matti? non c'ero più abituata.
Cerchiamo il posto ma ora (altra novità) hanno messo dei simpatici cappucci ai sedili con la pubblicità di un'autofficina e non si leggono i numeri.
Io odiooooo sedermi nel posto che non è mio e poi alzarmi perchè giustamente uno viene a reclamare il suo legittimo.
E' buio e non si vede nulla, dopo innumerevoli tentativi ci mettiamo in dei posti che forse dovrebbero essere i nostri.
Anche le immagini mi danno fastidio, mi viene il mal di mare.
Arriva una coppia che a colpo sicuro ci fa "Quei posti sono nostri" ma come hanno fatto? senza manco controllare sotto i cappucci, tutta la mia ammirazione, dei geni!
E' talmente tanto che non andavamo al cinema che ormai non seguivo neanche più cosa c'era in giro, leggevo i titoli e non mi dicevano nulla, decidiamo di andare a vedere quello di Woody Allen.
Mah che dire...in alcuni punti è piacevole. In altri mostra degli stereotipi di quello che loro pensano siano gli Italiani un po' troppo da clichè; donne vestite e pettinate come negli anni '50, coi vestiti a fiori, quelle di una certa età brutte e coi baffi, case arredate come negli anni '50. Le canzoni che ti aspetti "Arrivederci Roma", "Volare"... L'ho trovato un po' riduttivo e quasi offensivo ma probabilmente anche noi faremmo lo stesso se dovessimo girare un film ambientato a New York. Alcune scene sono molto belle, del centro di Roma, dell'Auditorium ti fanno ancora di più innamorare di questa città e sono sicura che gli Americani adoreranno questo film anche per questo.
La scelta degli attori italiani mi lascia un po' perplessa, alcuni grandi sono stati presi per fare parti piccolissime e illustri sconosciuti hanno ruoli importanti. Ho sentito, non so dove, che hanno girato ad agosto quando non c'era nessuno e in pratica i pochi attori che erano rimasti hanno tutti partecipato al film.
Una cosa che realmente mi manda in bestia è il cosiddetto product placement, ovvero prodotti piazzati lì, in bella vista per fare pubblicità.
Posso accettarlo in un film sfigato e di quarta categoria, che non ha fondi, sostentamenti e allora cerca di raccimolare dove può un po' di soldi.
Ma in una grande produzione no, allora a 'sto punto non mi fai pagare il biglietto.
E' un continuo, io poi che, come detto, mi perdo nei particolari, li vedo tutti e mi incazzo.
Posso capire il barattolo di pelati posato sul tavolo con l'etichetta in bella vista ma che nella scena mi metti dopo aver fatto 4 primi piani dell'acqua San Benedetto "Caro ti offro da bere?Cosa vuoi?" "Un bicchiere d'acqua" che primo gli Americani ma quando mai bevono acqua? E secondo la protagonista a momenti si sloga un polso per portare la bottiglia e versarla sempre con l'etichetta in primo piano.
Le macchine presenti sono tutte Fiat, i ragazzi fanno il sugo usando ben 4 confezioni di pomodoro Mutti (per 4 persone?!), buste di Intimissimi lasciate in giro, pacchetti di prosciutto sul tavolo e un adesivo Beretta sul frigo, ma io dico, chi è che attacca sul frigo un adesivo del genere, e gigante pure!!!
Noooo mi incazzo e basta!
E poi nei titoli di coda c'è pure un annuncio mega che hanno ricevuto i fondi dalla regione Lazio e da chissà cos'altro...
Tornando al film: ho trovato molto azzeccata la scelta della Cesarona (non so come si chiami) e per un po' di gossip posso dire che Scamarcio ha un fisico da impiegato di banca ma Penelope Cruz è davvero una gran gnocca e non ho difficoltà ad ammetterlo.
L'ultimo film che avevamo visto era quello su Facebook e qui abbiamo ritrovato lo stesso attore: casualità...
Dopo il film abbiamo preso un dolcino, due passi nel centro commerciale coi negozi chiusi e poi siamo andati a prendere la Pop, con 10 minuti d'anticipo, lei dormiva beata, si è un po' svegliata e poi si è riaddormentata a casa e stanotte ha dormito 7 e dico 7 ore di fila.
E proprio il caso di dire ora To Rome with Love.






venerdì 20 aprile 2012

Aggiornamenti e l'importanza dei dettagli

-Dicono che mi' socera vada in giro distribuendo stampe del post della Bis. Probabilmente ha così creato una versione cartacea del blog, snaturando un po' la natura e il senso dello stesso ma come si dice...purchè se ne parli

- Ho sempre più validi motivi per credere che i miei leggano il blog. La settimana scorsa sono arrivati con una coordinato da sabbiatrice da femmina, con un secchio di Minnie e Paperina. A proposito se Donald Duck è il nome originale di Paperino, di Paperina qual è? Daisy Duck (ho cercato su google). Mia madre mi fa: " Ma qual è la differenza fra giochi da maschio e da femmina? Questo ha solo il secchiello rosa, il resto è uguale". Ah boh, io ci ho rinunciato a capirlo dopo che una farmacista insisteva a volermi dare il ciuccio da femmina perchè aveva un po' di rosa e un gattino. Per me semplicemente quello che è non-rosa confetto potrebbe essere tutto da maschio, tanto io c'ho la femmina che me frega?

- Ho letto una scritta su un treno meravigliosa, in mezzo a un graffito supercolorato "Un uomo senza baffi è come un culo senza buco", c'ho riso per mezz'ora e una frase del genere è in grado di cambiarmi l'umore per il resto della giornata. Mi ha portato a fare una serie di riflessioni, a me i baffi non sono mai piaciuti granchè ma se uno sente il bisogno di condividere con gli altri 'sta perla di saggezza avrà fatto le sue giuste considerazioni. E io gli sono pure andata dietro: un culo senza buco è inutile, è impossibilitato a svolgere le funzioni per cui è stato creato, ma da lì il collegamento coi baffi sinceramente mi sfugge. Volevo fare una foto col cellulare ma non sono stata abbastanza pronta, o facevo la foto o perdevo il treno e quando lo ero e sono scesa dal vagone mi sono accorta che ero dal lato opposto. Carpe diem.
Promemoria: se vedi una cosa che ti piace, fotografala subito.


Io mi perdo nei particolari, mi piace credere che se tanti di una scena guardano l'insieme, io focalizzo la mia attenzione su un piccolo dettaglio a margine.
Forse perchè sono un po' cecata e secondo me quando uno è miope un po' lo resta sempre pure se si mette le lenti o gli occhiali, è proprio una cosa mentale.

Così al funerale della Bis mi sono messa a vedere cose strane e ho seguito i miei pensieri, tipo le suorine che sono entrate in chiesa mi pare che il segno della croce non se lo siano fatte, come mai? Forse perchè sono di casa e non c'è bisogno che salutino ogni volta?
Oppure quando durante la messa ho portato la Pop a pascolare un po' fuori mi sono messa a studiare quelli delle pompe funebri, i necrofori che erano fuori in attesa.
Faceva caldo e stavano seduti sugli scalini all'ombra. Appena mi hanno vista, il capo gli ha fatto segno di alzarsi in piedi perchè non stava bene che stavano stravaccati. A me, più che altro, ha dato fastidio vedere che uno aveva i calzini corti e sotto il completo elegante si vedevano i calzettoni sportivi e la caviglia nuda: orrore...
Uno faceva da palo vicino all'entrata della chiesa, si è sorbito tutta la messa e stava lì all'occorrenza...ma all'occorrenza di che? Cosa può mai succedere?

Così quando siamo andati in ospedale a trovare il nuovo cuginetto Gj io mi sono messa a studiare le vicine di letto.
C'era una ragazza che stava per partorire, camminava sofferente tenendosi la pancia, non ho mai assistito così da vicino a una che stava per far nascere suo figlio.
C'era solo suo marito e un cugino, tutti giovanissimi e nessun'altro parente.
Come mai non hanno i genitori vicino, un fratello, in un momento così importante?
A me è subito venuto in mente che fosse un parto fatto un po' di nascosto, poi inizio a farmi i film e a pensare che forse i due maschi sono gay e la ragazza avrà un figlio da dargli...
ovviamente nulla di tutto questo. La mia domanda tipica è "Ma secondo te perchè quelli fanno così", la risposta che ricevo è "Ma che ne so?" e io rumino pensieri.
Camminavo per il corridoio e vedere le scritte sulle porte "Sala travaglio" mi faceva quasi venire voglia di aprire quelle porte chiuse per curiosare dentro; lì stava avvenendo la magia più bella, quella che da secoli avviene in maniera pressocchè uguale.

giovedì 19 aprile 2012

La mazzata


Ho imparato, per esperienza, che quando ti avvertono dicendo “Non è nulla di grave ma…” ti stanno per dare una mazzata.
E la mazzata arrivò, sottoforma di nomi ostici e incomprensibili.
Nella maniera più velenosa e subdola possibile: insinuare il dubbio, screditare le persone di cui hai avuto fiducia sinora.
Non prendo per oro colato quello che mi dice la pediatra, non penso sia la nuova messia, ma semplicemente credo sia una a cui piace il proprio lavoro, che lo fa con passione, che ha rispetto dei pazienti, che almeno sorride nonostante sia una dipendente dello Stato.
Di qualcuno bisogna pure fidarsi, e io di lei mi fido (o mi fidavo?), forse perché la pensa come me su tante cose o forse perché mi dice quello che vorrei sentirmi dire.
Nel frattempo dopo aver ammorbato amiche e amici, la scrittura è un ottimo sfogo.
La mazzata mi colpisce in quello che ho di più prezioso e caro: la Pop.
E mette in moto una serie di istinti che mi fanno trasformare in una tigre a cui sono stati attaccati i propri cuccioli; come prima conseguenza vorrei solo sfoderare gli artigli, attaccare al collo chi insinua qualcosa e non avere pace finchè non sento il calore del sangue colare copioso.

Siamo in una fase di stasi fra la mazzata e “Aspettiamo di parlare con un luminare della scienza e della tecnica per capirne di più”, fra il “Non fasciamoci la testa prima che sia rotta” e il  “Preferisco prepararmi a tutto”. Tra il “Ma che ne vuoi sapere tu che l’hai vista mezzo secondo” e il “E se avesse ragione?” Con tutta la gamma delle sfumature intermedie…


Neuropsichiatra infantile è un nome orribile, che scatena paure, angosce, forse dovrei vederlo come un dottore che ci sta aiutando ma solo l’idea di associare la parola ospedale, visita alla Pop mi sembra inaccettabile.

Lei che si incammina verso il mondo, verso la vita, con il suo incedere barcollante, cauta come Neil Armstrong sulla Luna, lei che ha un senso della musica come Louis Armstrong, lei che vince le sue piccole grandi battaglie di ogni giorno con grinta come Lance Armstrong….

Lei che mi tende la manina per andare avanti, per sentirsi sicura, quelle dita che già tenevo strette sin dalla nascita e che l’hanno unita a me con un doppio scorsoio, dolce tiranna del mio cuor!.

Lei che io vedo imperfettamente perfetta e guai a chi me la tocca.

Io che avevo avuto la tentazione di attaccare la socera alla giugulare quella volta che provò a suggerire “portatela da un altro medico” e spero di non doverle dare ragione, ora più che mai.

Io che ci sono questi momenti in cui hai bisogno di tutta la forza di Grayskull per andare avanti ed abbozzare un sorriso e grazie a chi ci prova a tirarmelo fuori.

Io che avevo scritto una lettera alla Pop, la sera prima che nascesse, promettendole che avremmo affrontate insieme le piccole difficoltà che avremmo incontrato sulla nostra strada e ora, che pare che ci siamo, è il caso di mettere in pratica questo buon proposito.
Zusammen, insieme

mercoledì 18 aprile 2012

E se piove?


Io non sono come te.
Io se sto chiusa in casa dopo un po' sclero e secondo me anche la Pop la pensa così.
Allora la prendo e la porto fuori, anche se c'è vento o piove. Lei si guarda intorno, si distrae, cambia aria e sta buona.
Io idem, mi accontento pure del giro dell'isolato o di una puntatina al parco.
O forse lei sta buona perchè io pure sono più serena?
Io ho bisogno di stimoli, di vedere cose, di girare, di fare, ma pure di dire, baciare, lettera (testamento però lo eviterei...).
Ho bisogno di avere sempre il motore su di giri, di stare al massimo, che poi significa forse pure non godersi le cose, bruciare i momenti; io di fronte alla settima meraviglia del mondo potrei fermarmi un po' in estatica contemplazione per poi dire "Si va bè e poi..?"
Per me stare a casa in un giorno festivo o in un weekend significa buttarlo, sprecarlo e mi rode.
A fine anno, quando siamo dovuti stare segregati per una settimana o dieci giorni (non mi ricordo più, ho rimosso) a causa della bronchite della Pop, oltre all'inferno di farle l'aerosol, darle medicine disgustose, vederla stare male e non sapere cosa fare e se quello che stai facendo è giusto oppure no, è stato infernale.
Quando il massimo dello svago concesso era andare a fare la spesa al supermercato vicino casa.
E a capodanno peggio che mai. Alla faccia di quelli che mi dicevano "Ma si... l'importante è che lo passate voi tre insieme, che ti frega?". Sarà...ma quando hanno distribuito lo spirito del Mulino Bianco ero assente, a me questa giustificazione non basta e sapere che il mondo lì fuori sta festeggiando o anche semplicemente facendo qualcosa e io no, me rode. Che i miei amici sono partiti, che i nonni nanni sono partiti e noi qui, me rode.


Tu puoi passare le giornate tranquillamente in casa, a girovagare in evidente stato confusionale quando fuori c'è un sole che spacca.
Io no. A me sembra un delitto. Mi prende la fregola e devo uscire. Sennò inizio a borbottare tipo Sandra Mondaini e arrivata al culmine, prendo le chiavi e scappo.
Devo fare fare fare fare, d'altra parte oggi ci sono e posso farlo, domani chissà.


Io vorrei i miei weekend fitti di impegni, incastrati l'uno con l'altro che neanche la regina a confronto ha un carnet così impegnato.


Con la Pop siamo in quella fase intermedia in cui non è più un molluschetto lattante che dove la metti sta, ma non è ancora una bimba grande che puoi intrattenere per ore con dei giochi.
O forse lo uso io come alibi per evadere.
Fatto sta, com'è come non è, che quando piove è un problema.
Ora andiamo al megaparco, no ma quale mega quella è Villa Ada, noi andiamo al parco e basta e ci stiamo almeno un paio d'ore a rufolare nella sabbia.

Ma se piove che si fa?
Giuro che ci ho provato a stare in casa.
Trascorsi 5 minuti di "Ok quello no...ok quello basta...cosa vuoi? quello? no... quell'altro? no....".
Allora usciamo, anche perchè il meteo ha previsto due settimane di pioggia, mica vorrai fare la muffa per giorni?


Decido di uscire e di tentare il mai tentato, ovvero prendere i mezzi pubblici con la Pop.


Ho un limite, sono mesi che non guido la macchina sola con lei.
Il ricordo delle volte che l'ho fatto è un po' traumatico. Ore nel traffico, lei che strilla, io che smadonno, lei che butta qualsiasi cosa che le dò, soste selvagge in posti improbabili per allattarla (mi è rimasta impressa quella dal mattonellaro di via bo?? zona aurelia), io che sudo per la tensione, anche d'inverno.
Poi ho evitato accuratamente che risuccedesse.
Ora si è aggiunto un elemento ancora più invalidante: abbiamo cambiato macchina, ci siamo fatti un Caterpillar.
Che già solo tirare fuori dal cortile è un'impresa. Andarci in giro non lo so perchè non l'ho mai fatto "Ehhh non l'hai mai provata, potevi fare una prova" e che è? E' una macchina mica l'Enterprise! E il parcheggio co 'sto mautone dove lo trovi?
Va bè non mi fermerete vado coi mezzi.


Mi attrezzo con l'incerata, la plastica anti-pioggia per il passeggino (chiamato da me carrozza), eh si una di quelle cose che vedevi e dicevi "Mai metterò mio figlio sotto sto schifo di plastica che manco una serra dell'orto botanico" ma poichè solo gli stolti non cambiano idea l'hai da accattà.
Prendo l'ombrello, la borsa della carrozza sperando che ci sia tutto il necessaire.
Scendo, nell'androne incontro l'immancabile vecchietta "Coprila che fa freddo" grazie Bernacca ma le finestre per vedere fuori ancora ce l'ho.
Esco ed effettivamente il tempo non è dei migliori, fa freddo, piove e piove a vento.
Fatti pochi metri la Pop si agita, che c'è non ti piace l'incerata? Strano...
Sto all'incrocio, che faccio torno indietro con la coda fra le gambe dicendo "C'avemo provato" o vado avanti?
Only the brave...accendo e vado avanti (senza usare manco un aiuto sob), supero il punto di non ritorno e andiamo a prendere il treno in una stanzioncina che hanno aperto qui vicino.
Appena salite sul treno la Pop cambia, sta buona, si mette ad osservare tutto, guardiamo dal finestrino il parco che ci scivola davanti agli occhi.
Devo dire che sono tutti molto gentili. Ti aiutano mentre devi salire o scendere dal treno senza che tu chieda nulla, se nessuno si muove basta che tu ti finga un pò impedita (o mostri un discreto stacco di coscia) per avere dei solerti aiutanti. Che quando sei incinta nessuno ti cedeva il posto, fingevano di ignorare la panza ma si guardavano la punta delle scarpe. Invece ora è una gara a chi ti aiuta col passeggino. Addirittura un ragazzo mi fa un cenno, io penso "Sarà straniero", invece poi risponde "Prego" e sento che parla italiano. Va bè mi aiuta sans me parler come direbbe Jacques.
Arrivate a Tiburtina facciamo una deviazione e andiamo a visitare la nuova stazione che finora ho visto solo da fuori.
Bella, begli spazi grandi, bei vuoti, moderna, peccato che sia ancora in progress e l'hanno inaugurata mesi fa.
Giro per questi megaspazi avanti e indietro e mando un mms al papide tiè guarda noi dove siamo e tu a fare la muffa.


Poi prendo la metropolitana, tutto ok. Certo non era l'ora di punta, sennò non so come avrei fatto e il passeggino me l'avrebbero fatto volare dal finestrino.
Scendo e oppss il primo ostacolo, i tornelli della metropolitana. E mo' come faccio? Progetto di innalzare la carozza ma quando sono a pochi metri dalla barriera un solerte addetto da lontano mi fa "Venga" e mi apre un cancelletto, quello per i disabili.
Poi percorro il lungo tapis roulant che porta a via bo? Marsala, Giolitti? Non so le confondo sempre. Sembra un incubo di fantascienza, colorato con le luci al neon, la Pop dà segni di insofferenza e ha ragione. Butta il biscotto, butta il ciuccio, butta tutto.
Io persisto. La tiro per un attimo fuori dalla carrozza, mi dimentico sempre che mancando il contrappeso e caricandoci dietro l'impossibile si ribalta e infatti cade. Qualcuno mi aiuta, la rimetto su.
Usciamo fuori. Il passeggino non le è mai piaciuto granchè, forse perchè l'abbiamo usato poco preferendo il marsupio o la fascia. Non è il momento giusto per imbizzarrirsi, piove, non ho un posto dove fermarmi.
Arriviamo a destinazione. Faccio la conta dei danni: lei ha una gamba del pantalone zuppa, perchè è riuscita a tirarla fuori dall'incerata, com'è possibile? Eh mi sa che non l'ho chiusa bene, dev'essere a tenuta stagna, non deve proprio passare aria.
Io? Sono fradicia. Dettagli, la mamma ha da schiattà.
Ovviamente, essendo mamma debosciata, nella borsa non c'è un pantalone di ricambio per lei, mi chiedo a questo punto cosa ci sia dentro visto che pesa 8 tonnellate. 
Cerco di asciugarla alla bell'e meglio poi esco con la mia amica.
Da qui è tutto in discesa. Metto la Pop nel marsupio e la mia amica porta il passeggino vuoto. Fa "Ficoo com'è maneggevole e divertente da portare!" si peccato che vada addosso a tutti gli spigoli.
Prendiamo la metro, la A questa volta. Io le faccio con aria vissuta "Vedrai ora l'omino ci apre". Non esce nessuno, lei si affaccia al gabbiotto, fa un gesto e quello "Ahoooooooo basta che spigni". ah..thank you so much sir.
Ci fermiamo in un bar per fare due chiacchiere in pace. La Pop all'inizio punta le patatine dei vicini poi sta buona, presa dalla piadina su cui si avventa, dopo un po' vuole girovagare. Il bar è uno dei peggiori di Caracas, lei si avvicina pure pericolosamente a uno o una che c'ha mezzo culo peloso di fuori (maledetti jeans a vita bassa).
La Pop quando è in giro spesso è molto socievole, se siamo in treno o al ristorante, individua un obiettivo e lo punta, finchè non riceve un sorriso o una moina non cede. Fa tutta una serie di ammiccamenti, giochi di sguardi e movimenti di sopracciglie all'insù, versetti che è impossibile resisterle. Sceglie individui particolarmente ostici, mica la vecchina che sarebbe  come giocare in casa. Predilige gli ossi duri, quelli che odiano o ignorano i bambini.
E' come la mia gatta che si struscia contro quelli che sono allergici!
In metro l'ho vista dare una gomitata al vicino e tentare di corromperlo donandogli il suo biscotto sbavato.
Anche qui tutti mi cedono il posto, dovrei dirgli che quando è nel marsupio la Pop preferisce che io stia in piedi e magari mi muova (tipo Speed se ti fermi sei morto) ma la prenderebbero come uno sgarbo allora accetto.
Riprendiamo il trenino tutto ok e poi viene il papide a prenderci alla stazione, saliamo in macchina, tempo 3 secondi, la pop esausta ronfa.




lunedì 16 aprile 2012

Post autocelebrativo con errata corrige


Mi chiedono “Devi avere molto tempo a disposizione, ma quanto ci metti a scrivere?”.
Ci metto in genere una ventina di minuti, il momento migliore è in ufficio, intorno alle 11 appena cioè sono sufficientemente sveglia. Mi piace scrivere mentre intorno a me c’è silenzio. Forse riuscirei altrettanto bene di notte ma non oso privarmi del sonno e se lo facessi preferirei dedicarmi ad altro.
Scrivo di getto, come mi viene, spesso metto pochissima punteggiatura. Poi alla fine rileggo, prendo una manciata di virgole e le butto come coriandoli sul post.
Ho un po’ di problemi con la punteggiatura, mi viene in mente un consiglio che ci diede la mamma di un mio compagno alle elementari “Quando leggete, se trovate un punto fate una pausa facendo un respiro, se c’è la virgola fate una pausa più piccola”. Io ci provo a rileggere usando questo barbatrucco ma rimango sempre un po’ perplessa e con i miei dubbi.
Quando il post ti scappa non c’è niente da fare è come la pipì, urge che tu lo scriva e lo pubblichi in fretta.
La composizione di alcuni è sofferta, è un parto, forse ci sono talmente cose da dire che non sai da dove iniziare, o hai paura di non riuscire a rendere a parole quello che provi, quello dell’Aquila è stato così. Forse se l’avessi scritto di getto, appena visitata la città sarebbe stato diverso o forse è stato meglio avere un po’ di tempo di decantazione, tanto le emozioni vissute erano talmente forti da rimanere intatte per molto tempo.
Sono orgogliosa che sia stato molto letto, anche da persone estranee e che sia stato utile per far capire com’è la situazione in quella città, oltre le immagini e le chiacchiere che ci vengono proposte in tv. Non dimenticando che non avevo la pretesa di fare un dossier giornalistico ma un atto d’amore verso L’Aquila, un mio punto di vista, l’impressione che la vista delle macerie ha avuto su di me.
C’è un altro post che vorrei scrivere prima o poi, che preme e mi urge, che mi costerà lacrime, sudore e sangue e che vorrei ricevesse la giusta risposta…anche se so che alla fine della scrittura ne uscirò emotivamente distrutta; aspetto l’occasione giusta, consapevole che se scrivo è forse soprattutto per scrivere proprio di quello.
Poi è successo l’imponderabile, l’imprevisto, che l’ultima persona che pensi possa leggere quello che scrivi sul blog, lo legga: la socera. Complice il post sulla Bis ricevo i suoi complimenti e la perplessità del socero di fronte al mio lessico famigliare: Pop? Mm?...azz ma allora l’hanno letto sul serio!?
Giuro solennemente che questo incidente di percorso non cambierà la mia serenità e spontaneità nello scrivere, parolacce incluse.
Mi imbarazza molto parlare dal vivo, di persona con chi mi legge delle cose che scrivo, quindi se intendete intraprendere una conversazione con me maggiore di 5 minuti sull'argomento, può darsi che io mi limiti a sorridere o dopo un po' inizi a negare la maternità o paternità del blog.
Non ho ancora capito se i miei lo leggono oppure no. Il fatto è che se glielo chiedo rischio che magari non ne sapevano nulla e si sentano in obbligo di andarlo a vedere e così mi frego con le mie mani.
Abbiamo cambiato la grafica, se n'è occupato mm che è grafico, che fa la grafica a chiunque, al mondo, tranne che a me e finalmente ci si è dedicato un po'.
Un'amica mi fa "Ma hai cambiato la grafica del post? Era meglio prima" Ahahahhahaha l'ego di mm è ancora nascosto sotto qualche sasso.

Capita di scrivere post con l’anima pensando: “Ah si questo di sicuro spacca” che poi invece passano in sordina e altri su cui non avresti scommesso due lire che invece vengono osannati come i migliori, ad esempio il primo sul centro benessere megafico.
A proposito ovviamente immaginerete che è possibile vedere quante persone visualizzano un post, io mi diverto a vedere la classifica dei più letti e quante persone si collegano quando non ho pubblicato nulla che vanno a controllare se ci sono novità.

Tra le altre cose si può anche vedere in che modo le persone sono arrivate al blog, ad esempio cosa hanno digitato su google.
C’è un poveraccio, che già adoro ed ho eletto a mito dell’anno, che un giorno ha digitato su google “LA MEGAFICA” e gli è uscito il mio post sulla Spa megafica, che ha qualche elemento hard ma non quanto lui di sicuro stava cercando. Mi scuso con lui per lo shock subito, sarei curiosa di sapere se si è fermato a leggere qualcosa o se ha chiuso tutto schifato.
Da allora quel termine è entrato di diritto nel mio vocabolario come donna di rara bellezza e avvenenza.
Chissà perché però nessuna donna ha fatto la ricerca come “megafico” visto che ho anche quello tra i titoli!

Ci sono i post che spaccano, quelli incompresi e poi quelli come questo che definisco di transizione, di passaggio.
Ho commesso qualche erroruccio nei post passati, nessuno mi è stato segnalato da altri, li ho trovati io o mm che è un giudice severo e fra un po’ gli inibisco la lettura del blog, mi dà soddisfazione solo quando lo sento ridacchiare mentre legge.
Uno è nel post di Pasqua: avevo scritto che capita di lunedì, ovviamente invece è di domenica ma questo testimonia la mia scarsa simpatia e affinità con questa festa.
L'altro è in quello di ieri "Goldeneye & Broken Heart": avevo scritto erroneamente che il precordial thump andava dato 3 dita sotto lo sterno, poi ci ho ripensto, ho mimato il gesto, il cazzottone sarebbe arrivato in piena pancia…e ho capito che c’era qualcosa che non andava. E’ tre dita sopra.

Vorrei che i maschietti che mi leggono facessero outing, perchè ben venga il mio vibrante gineceo di fans ma vorrei pure sapere dell'altra metà della mela, tanto lo so che c'è, solo che partecipa in maniera silente.
Sia mai che io diventi un blog di settore, per sole fanciulle!

Progetti per il futuro? A parte il cinema...ci sono un paio di ideuzze che mi ronzano in capo, perchè a me il  Vatnajokull mi spiccia casa. Non ho ancora capito che sono sfizi che mi voglio togliere usando biecamente la scusa del blog o se sono diventata davvero così nobile d'animo.

C’è chi mi dice “Ma perché non scrivi un libro?”.
Perché un libro secondo me deve avere una storia, un filo conduttore, non essere un fritto misto di paranza.
O chi mi dice “Perché non scrivi per un giornale, per una rivista, per un vattelappesca?”.
Perché voglio la libertà di scrivere quando mi pare, dell’argomento che mi ispira, di smettere se mi va, di sputtanare chi mi pare o osannare chi mi va, perché non credo di essere in grado di scrivere su commissione, in sostanza perché non mi sento una marchettara (e andiamo che sono giorni che volevo usare questo termine!).


Aggiornamento del 7 maggio 2012: oltre all'ormai caro e già annoverato nel parlare comune, nell'edizione Zingarelli 2013, nonchè approvato dall'Accademia della Crusca termine "Megafica" il blog mi è risultato googlato da qualcuno scrivendo "Megafica al mare" e "Megafiga enorme".
Chissà cosa cercava con la versione balneare della stessa...bah.
Poi mi risulta un "massaggio+idromassaggio+ nudo" e direi che col filone hard siamo messi molto bene e anzi credo che mi dovrei buttare proprio su quello.
Inoltre registro un "pillola del giorno dopo non ha funzionato" da cui sarà stata dirottato su
http://www.buonecosedipessimogusto.blogspot.it/2012/05/quello-che-non-dovrebbe-mai-accadere.html il che mi fa forse credere che la pillola non l'avrà mai più usata, forse, chissà.
E poi qualcuno cercava "una corsa in taxi perdevo il treno stazione termini" e gli sono uscita io!!
Misteri di google...

domenica 15 aprile 2012

Goldeneye & Broken Heart


In un’altra vita (dal tempo e dall’acqua sotto i ponti che è passata) ho vissuto a Firenze, o meglio in un paesino a 20 km da lì.
Mi ci sono trasferita per lavoro, ho comprato casa in fretta e furia, visti i prezzi degli affitti impossibili in città.
Era una piccolissima realtà, quella del paesello ma che ho deciso comunque di vivere e sperimentare.
E per entrare in contatto con questo microcosmo, un po’ diffidente di fronte a questa ragazza venuta dalla capitale e che viveva da sola, ho deciso di frequentare un corso di primo soccorso presso la sede della Croce Rossa.
In Toscana il volontariato della Croce Rossa e della Misericordia sono realtà molto attive e in quel paesino era l’unica attività interessante da fare dopo il lavoro e che monopolizzava l’attenzione degli abitanti.
Si teneva di sera, dopo cena, una volta a settimana.
Era l’anno domini del Grande Fratello 1, che per una tipa curiosa come  me delle relazioni umane era il massimo. Non me ne perdevo una puntata e devo dire che mi ero affezionata e appassionata ai concorrenti, mi tenevano compagnia.
Tutti lo seguivano, in ufficio quando c’era stato il primo bacio non si parlava d’altro, c’era un passaparola continuo.
Insomma faccio questo corso, un po’ perché può sempre tornare utile, un po’ per fare amicizia.
L’ho seguito tutto ma alla fine non ho fatto in tempo a fare l’esame perché nel frattempo avevo trovato lavoro a Roma e con grande felicità ho fatto baracca e burattini e sono rientrata nella Capitale.
Non ricordo molto le nozioni pratiche che mi insegnarono, ci dissero parecchie cose, anche molto tecniche.
Me ne sono rimaste impresse alcune che ritengo importanti e da tenere a mente nella vita in generale.
Ad esempio, che in una situazione di emergenza in cui necessariamente bisogna fare una suddivisione dei feriti in base alla gravità, non bisogna farsi prendere dall’onda emotiva e rivolgerci per primi a un bambino o ad un adulto che urla o piange perché se lo fanno significa che hanno la forza per farlo. Invece bisogna prestare attenzione a chi non lo fa o perché è sotto choc e proprio perché impossibilitato.
Quando invece, umanamente, di primo acchitto ci verrebbe proprio di soccorrere chi fa molto clamore.
E così nella vita, spesso chi è in disparte e non dice nulla sta molto peggio di chi richiama l’attenzione urlando.
Ci dissero anche che bisogna saper gestire le persone che stanno bene ma sono in crisi di panico, bisogna trovargli qualcosa da fare, anche scema, anche inutile, tipo andare a cercare un asciugamano perché così si rendono utili, focalizzano la loro attenzione su un obiettivo e non trasmettono agitazione a tutte le altre persone.
E poi ricordo le esercitazioni sul manichino per rianimarlo, in caso di arresto cardiaco, il precordial thump, un cazzotto che va dato sul petto, con forza, 3 dita sopra lo sterno.
Non riuscii a fare molta amicizia con i partecipanti del corso, molte erano persone adulte, tutte lì per uno scopo ben preciso e basta.
Ma per fortuna riuscii a scambiare qualche chiacchiera con M., che era un volontario molto presente e che più volte avevo visto nel piazzale vicino le ambulanze con gli altri in attesa di una chiamata.
Ah ecco ora ricordo per quale motivo decisi di fare il corso!
Non so se avete presente gli occhi dei gatti, verdi, marroni.. i suoi avevano pure delle pagliuzze dorate…io lo chiamavo Goldeneye.
Era diverso dagli altri, non era intimorito e diffidente nei miei confronti ma anzi era incuriosito.
Poi era mio vicino di casa, era fidanzato e io da parecchio l’avevo notato.
Mi fece visitare la sede della Croce Rossa, mi spiegò come funzionava il centralino, i codici delle chiamate.
Mi raccontò che avevano molto lavoro visto che lì vicino c’era il casello dell’autostrada Roma-Firenze. Mi disse che una volta andò a fare un intervento e c’era una signora che viaggiava in macchina, appoggiata al finestrino. Un incidente le portò via quasi una parte del viso e lui stava lì per terra con lei, le teneva il viso devastato fra le mani, cercando di rassicurarla, facendo finta di nulla.
Evidentemente le ero simpatica e mi diceva sempre “Un giorno ti va, ci andiamo a mangiare una pizza?”.
Quel giorno non arrivò mai.

Mi venne a trovare parecchio tempo dopo quando già ero tornata a Roma, non so come successe, tornai una volta al paesello in quelle casa con delle amiche.
E lui venne da me con una torta enorme, un Montblanc, che a me fa schifo ma alla mia amica piace un sacco.
Mi raccontò che sua sorella nel frattempo era morta, uccisa dal fidanzato.
Io non ne sapevo nulla.
Inutile dire che era cambiato, che sui suoi occhi dorati era sceso un velo opaco di tristezza e di risentimento…



Avevo da giorni in mente di parlare di lui.
Poi la realtà si intreccia con i miei pensieri.

Confesso che non avevo mai sentito parlare prima di questo Morosini.
Che mi colpisce la sua morte come mi può dispiacere per un qualsiasi ragazzo giovane.
Mi infastidisce un po’ il clamore che c’è intorno a questa notizia e che non venga data la giusta importanza a un piccolo particolare: l’automobile dei vigili parcheggiata dove non doveva essere che ha ritardato l’arrivo dell’ambulanza. Proprio chi doveva controllare che tutto fosse in regola ha commesso la prima infrazione.

Mi sembra sempre assurdo che atleti di importanza nazionale, che vengono pagati milioni, sottoposti a analisi, controlli continui come cavalli da corsa muoiano così sul campo.

So pure che quando si prova un dolore,un dolore grande, si sentono dei  forti dolori al petto, simili all’infarto, sono proprio dei micro traumi che si creano nel cuore e che forse neanche il tempo riesce a sanare. Quando uno dice mal di cuore, mal d’amore insomma non è tanto per dire.
Io e forse tutti li abbiamo provati ma provati sul serio.
E la vita di questo ragazzo è stata costellata da drammi.
Non so se davvero le cose sarebbero potute andare diversamente, ma forse si, è il caso di appurarlo.


Inutile dire che un corso di primo soccorso andrebbe fatto a tutti, nelle scuole e negli uffici, che mettere i defibrillatori in giro è senz'altro utile ma ci dovrebbe essere anche chi li sa usare.