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giovedì 3 maggio 2012

Quello che non dovrebbe mai accadere

L’alunna diciottenne di una mia amica è incinta. E’ fidanzata da due anni, il padre non è il ragazzo ufficiale ma uno conosciuto occasionalmente che ha già avuto modo di precisare “Fai finta che io sia sterile..” della serie "A bella mo’ so’ cazzi tua."
Lei si è recata al consultorio per la pillola del giorno dopo ma non ha funzionato, forse rientra in quel 5% di rari casi di insuccesso o forse non l’ha mai presa.

A me piace pensare che sia un po’ un segno del destino, che questo piccolo deve nascere, vuole nascere, che si sta aggrappando alla vita con tutte le sue forze.




Un giorno, per caso, cazzeggiando su internet mi imbatto in un link pubblicato da una mia amica, c’è una foto in bianco e nero con due bimbi appena nati, con scritto:

“Ieri i nostri gemellini hanno conosciuto la loro nuova casa nella citta' degli angeli. Finalmente dopo un mese e mezzo da quando il loro cuoricino ha smesso di battere hanno ricevuto una degna sepoltura vicino a tanti angeli come loro. Sulle loro cullette gli abbiamo messo due bellissime piante di rose bianche e andremo a mettegli sassolini colorati e giocattolini. Gli abbiamo messo anche la lucetta; i bimbi hanno paura del buio e loro cosi vedranno la notte illuminata e potranno dormire sereni.
D. e A., non abbiate paura, giocate e vivete nell'attesa di potervi dare il nostro eterno abbraccio....”.

All’inizio non capisco, rileggo e non capisco, piango e non capisco….

È tutto talmente fuori dalla mia portata, lontano da quello che conosco che rimango allibita.

Cerco di convincermi ancora di aver capito male, contatto la mia amica (sorella di panza) e le chiedo conferma, lei mi conferma tutto, non solo ma mi racconta anche la sua terribile analoga esperienza.

Mi si spalanca un mondo, un abisso sotto i miei piedi, che non conoscevo, che non potevo capire, che ignoravo.

Io, che quando qualcosa non mi torna, sono solita dire “C’è qualcosa che non va” ora incredula scuoto la testa e penso “Qui non c’è assolutamente nulla che va”.

Avevo sentito parlare ovviamente del problema, tante amiche me l’hanno raccontato ma non così e io non avevo capito.

Io, che cerco di fare la razionale, penso che la natura è perfetta, che se qualcosa non funziona, lo mette da parte, non prosegue oltre. Che se deve andare male meglio prima che dopo.

Io, che non capivo l’esigenza di creare nei cimiteri uno spazio riservato agli angeli, ai bambini non nati.
Mi sembrava una cosa macabra, una trovata propagandistica da pre-elezioni, pensassero piuttosto a fare asili comunali!
Ora mi accorgo che invece è l’unica consolazione che rimane ai genitori e capisco il rimorso che ha provato chi non sapeva che fra i diritti rientrasse anche quello di poter riavere il corpo del proprio figlio.
E sento che è necessario in quei momenti trovare personale in ospedale che ti stia vicino, che ti aiuti, che ti sostenga perché da soli non è proprio possibile farcela.
E’ fuori dalla capacità umana di sopportazione e di comprensione vivere un dramma di questa portata.
Dove è tutto pronto, dove c’è speranza, gioia, felicità, dove ci sono già pizzi e trinoline, pupazzetti, tutto rosa o tutto celeste all’improvviso il nulla.
E se questo succede molto in là purtroppo ti trovi pure ad affrontare lo strazio del travaglio e del parto….
Mi imbatto in un’associazione che si occupa di questo CiaoLapo. http://www.ciaolapo.it/
Trovo tante storie simili e diverse a loro modo, persone unite da questo dramma.
Ci sono le foto dei nomi dei piccoli scritti sulla sabbia e sulla neve e ti rendi conto di quanto sia frequente e di quanto purtroppo poco se ne parli.
Una successione infinita di nomi e nomignoli affettuosi che ti lasciano senza fiato, in lacrime attonita, chi guarda e non capisce e dice “Che fai piangi vedendo dei nomi??”.
E leggendo sul sito scopro che è possibile, se uno se lo sente, tenere i piccoli in braccio, che non fa impressione, perché non sono freddi, che è possibile fotografarli, starci insieme, parlarci, cullarli.

Alla luce di questa esperienza, chiedo scusa alle amiche che si sono confidate con me per raccontarmi il loro dramma e io non sono stata all’altezza di capire e condividere fino in fondo la loro tristezza. Che sia accaduto a poche o molte settimane non cambia molto, e neanche se si sia dovuto ricorrere al raschiamento (che termine orribile) o se era già troppo tardi, forse la cosa fondamentale è come ci si sente dentro e spesso ci si sente genitore già da subito e quindi orfani di un figlio. Ecco, non esiste un termine preciso per definire la condizione del genitore che assiste (e sopravvive io direi) alla morte del proprio figlio, quindi è come se fosse considerata una cosa impossibile da accadere o da accettare.

E’ un lutto a tutti gli effetti, forse peggiore degli altri.
In genere ci si consola con il ricordo, con le giornate trascorse insieme, con le fotografie e in questo caso invece tutto doveva solo maledettamente ancora iniziare! C’è il rimpianto di quello che poteva essere e non è stato, di una vita che doveva nascere e crescere. C’è il tutto che era lì lì per cominciare.
Li chiamano angeli. Io credo in poco o nulla ma nel mio immaginario l’angelo è colui che ti sta vicino, che ti salva, qui invece, da profana, mi sembra che gli angeli tolgano la vita e la possibilità di andare avanti, di credere ancora in qualsiasi cosa, che non ti stiano affatto salvando ma anzi.
Ammiro questi genitori, il loro coraggio di affrontare tutto questo, di non sentirsi soli, di stringersi l’un l’altro per sentire calore, di sognare e immaginare come sarebbe stata la vita con lui e da lì trarre forza.
E li sento genitori speciali, perchè si è già genitori quando senti la vita dentro di te, quando un mucchietto di cellule si sta moltiplicando.
Il mio pensiero va a L., M., R., A. ,H., A., F..... donne, mamme speciali.

aggiornamento 16 maggio 2012:
Festa della mamma, quest'anno non me la sono sentita di festeggiare, un po' perchè non amo queste feste in generale, un po' perchè la ferita di questo post è ancora molto fresca.
Mm mi ha sorpreso facendomi un bel regalo, una macchinetta fotografica digitale, piccola, piccolissima, più di un cellulare. Una macchinetta da blogger! Così posso portarmela sempre dietro e fotografare tutto quello che mi colpisce. Finalmente un regalo azzeccato è il primo! Gli ho detto col mio solito tatto. La sera siamo andati a teatro a vedere un saggio di improvvisazione di un'amica, abbiamo lasciato la Pop ai nonni e lei si è lamentata disperata come non mai, urlando e invocando "mamma mamma" a tutto andare, bel modo di festeggiare! Non c'è che dire...

4 commenti:

  1. la vita vince sempre.. nonostante tutto.. e le persone come te, che parlano con delicatezza e amore, fanno sì che le mamme speciali si sentano meno sole.
    Grazie Petra! L.

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  2. Grazie da una mamma da poco orfana

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