pubbli larga

martedì 27 ottobre 2015

Re-take it easy...relax!

E' tantissimo che non scrivo, non so neanche da quanto, mi vergogno quasi a guardare la cronologia dei post ed accorgermi che sono passati davvero mesi.
Non che materiale non ce ne sia ma quello che manca più che altro è il tempo o almeno la capacità di riuscirsi a ritagliare uno spazietto di calma per scrivere.
Ringrazio chi ha avuto pazienza, chi ha sbirciato per controllare se ci fossero novità, chi mi ha chiesto.
Il bello di avere un blog personale è anche quello di poter scrivere solo quando si ha voglia, per questo a chi mi incoraggia a fare il grande salto ribatto picche schifando lo scrivere su commissione.
Stamattina ho tempo, grazie ad una full immersion culinaria, attendo che i peperoni si bruciacchino, che la lavatrice finisca di girare; potrei scrivere di sorrisi aperti di bambini per la sorpresa, di inizio di anno scolastico, di mali maledetti... e invece mi tolgo un sassolino dalla scarpa.

Che la nostra città faccia abbastanza schifo a causa di munnezz, manutenzione del verde pubblico, delle aree giochi... lo sanno tutti (lo scrissi anche io sui vari post sul parco, annateveli a trovà), tanti ci sguazzano e pare che ci stiano pure bene, alcuni si rimboccano le maniche e si danno da fare per cambiare le cose.
Sono nati vari gruppi volontari; li trovai tempo fa al parco e mi avvicinai incuriosita.
Ero entusiasta, finalmente qualcosa che si muove, eureka!
Ho tentato di contattarli, di saperne di più, di dargli visibilità scrivendone ma dall'altra parte ho trovato il nulla. Peggio ho trovato la chiusura. Dove ci dovrebbe essere apertura totale, voglia di coinvolgere nuove persone, grande spirito di aggiungi un posto a tavola invece mi sono trovata di fronte quasi alla paura e alla diffidenza verso tutto quello che non è noi e il nostro gruppo. Invece di "Evviva un nuovo amico a collaborare" ho ricevuto:"Oh dio e ora questa che vorrà da noi?".
Ho saputo, non in prima persona perchè non me ne hanno dato la possibilità, di persone che reagivano sbuffando quando qualcuno voleva dargli una mano a ripulire un palo dalle locandine, vai da un'altra parte che questo è mio...
Sai che c'è? Andatevene a cacare! Negli spazi deputati a farlo per carità ma andateci pure!
Il tutto non mi convince, mi sa di gruppo chiuso, infatti organizzano i raduni, le uscite tramite  gruppi chiusi di Fb. Ma di cosa hanno paura? Agli altri che gliene frega se andate venerdì sera a scrostare i muri col raschietto?
Poi hanno questo odio atavico verso qualsiasi locandina; per carità mille su un muro sono uno schifo ma poche messe in maniera adeguata sono informazione e me fanno campà!
Però poi essere per primi loro protagonisti di una campagna pubblicitaria con mega-cartelloni (orrore!).

Quest'anno siamo stati in Trentino dove tutto è più fico e da cui c'è solo da imparare, in un paesino sperduto ma soprattutto minuscolo e fuori dai tragitti turistici. Aveva un parco gioco bellissimo con un campo da calcio regolamentare.



C'era questo cartello 
non so quanto si possa leggere grazie al mio cellulare appannato e stinto ma c'è una grande verità oltre a pulisci il parco ecc "Questa iniziativa non vuole sostituire il normale servizio di pulizia dei giardino". Della serie: a bello (signor sindaco) che te credevi? Te sarebbe piaciuto eh?! Noi paghiamo le tasse quindi è giusto che ci sia questo servizio però se aiutassimo in maniera spontanea, se ognuno facesse qualcosa, tutto sarebbe più facile.
Così semplicemente, senza gruppi chiusi, senza settarismi, senza io-si e tu-no.

Re-take it easy!

mercoledì 19 agosto 2015

Frammenti d'estate - parte 3

Il mare, come gli altri anni, è stato il grande protagonista della nostra estate.
Già a giugno abbiamo trascorso qualche giorno qui ma abbiamo frequentato la spiaggia libera con disappunto snob della Pop che si lamentava:"Perchè non andiamo allo stabilimento? Qui non ci sono i nostri amici e non c'è neanche il bar!".

Poi da luglio siamo ritornati al nostro vecchio ombrellone.
Nulla è cambiato dello stabilimento, nel bene e nel male, si ha la certezza di ritrovare anno dopo anno tutto immutato, stessi vicini, sempre più vicini visto che le distanze fra gli ombrelloni sembrano sempre più ridotte; stessi giochi sgangherati per bambini, solita poca cordialità dei lavoranti. Servizi per bambini come al solito assenti, barriere architettoniche (scalini) anti-passeggino; le uniche attenzioni presenti sono un parcheggio per passeggini talvolta riparato da un ombrellone, i tre giochi scassati di cui sopra e un servizio animazione il sabato a tratti imbarazzante, anch'esso identico ogni anno con stessi giochi, stessa musica e stesse casse dalla gracchiante acustica.
Solito fascino decadente, un po' retrò di uno dei più (forse del più) antico stabilimento balneare di Gaeta.

Ho cercato le foto su internet e fra le descrizioni leggo: Gli ombrelloni e le attrezzature della spiaggia sono moderni e glamour, spazi vivibili fra gli ombrelloni.

O sono io troppo esigente e poco glamour o loro troppo ottimisti.

La situazione pare la stessa in altri lidi, alla fine questo è il più vicino da casa, forse ci schifiamo a vicenda ma questo c'è.

Oltre alla comodità della vicinanza abbiamo anche la fortuna di essere nel tratto di costa più bello in assoluto, dove il mare è più limpido e calmo perchè i fondali sono bassi e la spiaggia è riparata dal vento.  Oltre alla sabbia dorata e al mare tranquillo ci sono lì vicino gli scogli dove ci avventuriamo alla ricerca di granchi e pesciolini. Inoltre lì dietro ci sono delle spiaggette incantevoli e più selvagge raggiungibili facilmente via mare.


I giorni infrasettimanali di luglio si sta davvero benissimo, c'è pochissima gente, in genere solo mamme o nonni con bambini, si fa amicizia in fretta, ci si ritrova ogni anno, anche se non si ha occasione di fare due chiacchiere ci si capisce con un'occhiata, si fa rete, se si perde di vista un bambino c'è sempre qualcuna pronta ad indicarti dove sta o se una vede un piccolo che piange è pronta a riportarlo al mittente. Il venerdì c'è un'aria più sobria per l'arrivo del weekend e dei rinforzi.

Il sabato e la domenica ovviamente la spiaggia si riempie ed è quasi fastidioso starci dopo aver avuto il privilegio di goderla con pochi fortunati.

Siamo partiti poi per le vacanze vere e proprie quando ancora non c'era il pienone e siamo tornati in pieno agosto nella piena bolgia. Ora è tutta un'altra cosa, il nostro ombrellone non si riesce più a vedere sommerso dai numerosi bagnanti e anche controllare le Pop da lontano non è per niente facile. Viene proprio voglia di ripartire all'istante.

Quando la Pop era piccola arrivavamo prestissimo in spiaggia, addirittura delle volte quando era ancora chiusa e spesso tornavamo il pomeriggio proprio prima che chiudesse. Non ho mai capito l'usanza di scendere in spiaggia tardissimo e di mangiare sotto l'ombrellone il pranzo portato da casa.
Invece dall'anno scorso facciamo pure noi così.
Ci siamo equipaggiate di schiscetta termica e borsa frigo. Ho notato che con il passare dei giorni aumenta la quantità e qualità di cibo che porto in spiaggia. Le Pop assistono alla preparazione della borsa per cui appena arrivate in spiaggia iniziano a dire che hanno fame o mi chiedono nel dettaglio cosa ho portato per regolarsi su cosa mangiare prima. Fosse per loro la giornata in spiaggia è fatta esclusivamente di fasi alternate bagno in mare-cibo-bagno in mare-cibo.
Ammetto di essere mamma-gipsy quindi lascio fare confidando nel fatto che hanno più raziocinio loro di me rassicurata anche da http://www.comenasceunamamma.it/interviste/355-bimbi-e-bagno-al-mare-sfatiamo-un-tabu-tutto-italiano.html

I primi giorni di mare calcolavo il tempo della bendina in modo che scadesse proprio arrivati in mare includendo i 20 minuti di tragitto da casa, così la Pop poteva togliersela con un liberatorio tuffo in acqua!

La Pop è molto interessata dal via vai di venditori che c'è in spiaggia, come dice lei sbagliando:"I signori che comprano in spiaggia" poi mi ha chiesto:"Come mai solo gli uomini vendono il cocco e le donne no?" e ha notato pure la successione in cui si presentano: prima quello del cocco, poi le granite, poi ciambelle calde che da quest'anno ha pure le pizzette rosse. Saltuariamente c'è quello dei taralli e ancora più sporadicamente quello dei taralli dolci.

Grande simpatia ovviamente la riscuote pure il signore col carretto dei giochi da spiaggia per bambini.


Nello stabilimento un altro posto mitico sono le cabine, costituiscono inoltre l'unico posto all'ombra in cui ripararsi, esercitano un'attrattiva unica per i bambini e i più grandi tanto che se la contendono per giocare a palla, a carte o a nascondino. Nelle giornate più calde però si schiatta pure lì dentro ma almeno costituisce un diversivo.

Delle volte durante i giorni trascorsi qui penso ai bambini rimasti in città con i genitori che lavorano e che per forza di cosa sono costretti a mandarli nei cosiddetti centri estivi, penso alla estrema varietà di questi servizi; ormai ogni posto è un centro estivo ma alcuni sono davvero penosi senza nemmeno spazi all'aperto o verdi. E mi rendo conto di quanto siamo fortunate e privilegiate. Da piccola frequentavo a luglio i centri estivi comunali ed erano davvero belli, in strutture sportive fighissime che mi permettevano di fare nuove amicizie, trovarne delle vecchie, fare nuoto o provare vari sport: i miei tentativi di danza moderna e tennis nascono o muoiono lì.

Quest'anno il meteo è stato magnifico: sempre sole, solo ora mi rendo conto di quanto invece lo scorso sia stato carogna basta ricordarmi tutte le volte in cui ci siamo organizzate fra mamme in vacanza al parco o  a far disegnare i bambini insieme a casa.

Di sicuro c'è che qui piove quando vengono i miei a trovarci, è successo anche quest'anno a ferragosto quindi forse loro credono che il mare qui sia sempre mosso e la spiaggia deserta avendola sempre vista così.

Conclude la giornata in spiaggia il solito pragmatico avviso alle 19 "Signori si chiude" anzi da poco c'è pure il preavviso verso le 18.30 "Tra poco si chiude" ma in realtà l'ombra delle rocce vicine incombe sempre prima sugli ombrelloni mano a mano che l'estate avanza e ci dà il segnale che è ora di andare via. Peccato perchè è il momento più bello, dove la luce è dorata e in acqua si sta benissimo. Tornando all'annuncio mi dispiace che le Pop credano che il mare chiuda, che ci sia un signore che decreta il momento di chiudere e aprire il mare a suo piacimento. Quando lo sentono protestano e non sono d'accordo.
Valle a spiegare la questione della concessione, il diritto di accedere al mare ecc. e che alla fine i signori, come dice lei, dello stabilimento hanno avuto solo un gran culo a trovarsi a gestire un'attività economica così fiorente!


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lunedì 17 agosto 2015

Frammenti d'estate - parte 2

Quest'estate è stata diversa dal punto di vista della medicina 33 che ci ha influenzato tutte le giornate.

Da un lato Alice che ha iniziato proprio dall'inizio dell'estate a dover tenere per 3 ore al giorno una bendina sull'occhio. Lei per fortuna l'ha accettata e la tiene volentieri, come spesso accade i bambini hanno una capacità di adattamento e reazione molto superiori alle nostre, c'è solo da imparare.

Io ci ho messo un po' ad accettarla, quando vedevo in giro i bambini con la benda c'è poco da fare, chiamiamo le cose con il loro nome, mi hanno fatto sempre un po' pena. Poi per la prima volta l'ho comprata in farmacia e quando la commessa mi ha chiesto l'età e se era maschio o femmina e mi sono ritrovata in mano con una scatola di bendine colorate e piene di pupazzetti mi sono resa conto di quanto il problema fosse diffuso.

La faccenda è un po' complessa da gestire anche perchè non basta metterla ma c'è tutto un insieme di condizioni: deve tenerla mentre guarda la tv o disegna e deve avere gli occhiali, quindi ovviamente non mentre sta in spiaggia. Abbiamo fatto vari tentativi, prima di metterla la sera ma questo significava riuscire a portarla via dal mare proprio nel momento in cui si stava divertendo di più e poi abbiamo trovato la soluzione della mattina appena sveglia. Per questo ora rimaniamo tre ore a casa, spesso pranziamo e poi andiamo in spiaggia tardi rimanendo però fino a che ci va senza vincoli di orario.
Ecco tutto questo un po' ci è pesato, fare i conti col tempo, addirittura mettere sul cellulare il conto alla rovescia, organizzarsi in base a queste tre ore con la speranza che davvero tutto questo serva a qualcosa.

Quando poi per me vacanza e libertà significano proprio non dover badare più all'orologio. Mi sono tolta quello da polso, uno Swatch che alternavo con gli altri della mia collezione, l'estate dopo la maturità; una estate particolarmente lunga iniziata a fine giugno data degli esami orali e finita a metà ottobre con l'inizio delle lezioni all'università.

Da allora non l'ho più messo sperando sempre di vivere in una perenne vacanza almeno mentale.

Piccola parentesi: ho cercato su Google "swatch antica Grecia", con un tuffo al cuore ho rivisto il mio beneamato ma con la dicitura Antico orologio Swatch....Antico a te e tua sorella!

Le tre ore di cura ci hanno permesso di vivere di più la casa, di fare più faccende domestiche e grazie ai potenti mezzi sono riuscita pure un po' a lavorare e ad ottenere qualche interessante risultato.

Sull'altro versante Pop piccola invece abbiamo combattuto con i denti di Marta e con la sua avversione a farsi visitare e ad avere a che fare con medici o estranei.
Pare che abbia varie carie e visto che ha iniziato a dire che le facevano male proprio quando ci siamo trasferiti allora abbiamo contattato un'amica di famiglia che fa l'odontoiatra pediatrica. Lei carinissima, pazientissima, competentissima... per un mese siamo andate da lei quasi tutti i giorni per un lento processo di avvicinamento, di fiducia e confidenza. Anche in questo caso la Pop grande ci ha aiutate sedendosi insieme a lei sulla poltrona, incoraggiandola, lei poi al contrario della sorella ha proprio un'adorazione per i medici e si diverte a farsi visitare.
In conclusione non abbiamo risolto nulla di concreto se non che ha preso maggiori confidenza con la dentista e ottenendo ogni volta un piccolissimo passo in più ma non sufficiente a risolvere il problema per cui dovremo fare in un'altra maniera.
Abbiamo fatto un po' di educazione dentale, capito che ci sono soggetti particolarmente predisposti alle carie (tra cui le mie Pop, che culo!) per cui i dolci sono letali come satana e che vanno mangiati solo se dopo ci si può lavare i denti.
E' stata un'estate sugar free o almeno abbiamo cercato che lo fosse, lottando contro l'invidia verso i bambini che in spiaggia trangugiano di tutto colorato e zuccherosissimo o contro gli altri genitori che offrono alle Pop caramelle e dolci con gentilezza, non sapendo tutte le vicissitudini, e solo dopo che già gliel'hanno dati ti guardano come per dire:"Posso?".

Come nel caso della bendina non abbiamo avuto risultati immediati, abbiamo solo la speranza che tutto questo servirà davvero a qualcosa.
E nello stesso modo ti senti un genitore degenere, pensi di aver sbagliato qualcosa, di non aver fatto il possibile per farle stare bene e in salute.

Io nella gestione di queste terapie risulto troppo svizzera e maniacale, forse mi butto con eccessivo impegno e fiscalità ad esplicare queste procedure nella ingenua consapevolezza di risolvere davvero tutto.



Frammenti d'estate - parte 1



E' da inizio luglio che ci siamo trasferite al mare.
I giorni sono volati via veloci com'è giusto che sia quando si sta bene. Siamo cotte di sole, vento e salsedine.  Abbiamo abbandonato gli abiti e gli stili di città per vivere in infradito o Crocs, costume e abiti leggeri. Le rare volte in cui siamo uscite e ci siamo dovute mettere i sandali ci faceva un effetto strano.
Ecco...  tutto ciò è molto bello: sensazione di libertà, vacanza e spensieratezza.
Però mi dispiace non aver fatto quanto avrei voluto, non aver visto più gente; alla fine i giorni mi sono scivolati via fra le mani sempre uguali ma in fondo diversi per piccole sfumature.

Questa estate per vari aspetti è stata diversa dalle altre. Un po' è stata più "semplice" della scorsa perchè Marta è più grande, più autonoma; le sorellone ora giocano insieme, hanno esigenze più simili; la scorsa estate Alice era sempre in acqua mentre dopo un po' Marta si stufava e voleva esplorare altre zone in luoghi diametralmente opposti per cui mi dovevo barcamenare tra le due. Ora invece Marta è l'ombra di Alice, la segue sempre o almeno hanno gli stessi interessi.
Le scopro sostenersi e aiutarsi a vicenda ed è bellissimo, proprio quello che a me, da figlia unica, è mancato. Li ho viste ad una festa scendere insieme mano nella mano da un gonfiabile altissimo mentre Alice incoraggiava la piccola dicendole:"Ti aiuto io". Oppure è capitato in spiaggia quando c'era qualche bambino nuovo con cui giocare e io invitavo la Pop a farci amicizia, lei come al solito mi chiedeva di andarci insieme, io insistevo:"Vai da sola" e lei rispondeva con un improbabile inglesismo "Ma io manco di coraggio", allora le proponevo:"Vai con Marta" e insieme, vincendo la timidezza, andavano a conquistare il nuovo arrivato.

Abbiamo ritrovato gli amichetti estivi, abbiamo avuto simpatie istantanee per bambini con cui abbiamo condiviso solo poche ore, abbiamo osservato incredule le evoluzioni inquiete dei grandi attraversare la pubertà e l'adolescenza, abbiamo sbuffato per le astrusità dei senior agognando a quello status solo per la libertà di fare e dire qualsiasi cosa ed essere giustificati dall'età.

E' stata un'estate di lunghi bagni, la Pop ormai senza braccioli e come al solito in un mese a nuotare con bambini più grandi ha imparato quasi più che in un anno in piscina. E la piccola lo stesso anzi ha ancora maggiore acquaticità forse per seguire la sorellona.

Mi è dispiaciuto non frequentare di più i miei amici ma le intense giornate finiscono sempre troppo presto, le distanze sembrano essersi dilatate per cui riusciamo al massimo a vedere chi stava nel nostro stabilimento balneare, per gli altri per forza bisognava prendere appuntamento e organizzarsi per tempo.

Ci giungevano dalla Capitale notizie di grande caldo, scioperi selvaggi della metropolitana. Noi siamo state invece incredibilmente bene, con un vento gradevole a rinfrescarci e un mare quest'anno davvero eccezionale: pulito, calmo, caldo e anzi con una bassa marea che era l'ideale per far divertire i bambini.

Abbiamo rivisto gli amici con cui abbiamo diviso la scorsa estate, un anno più grandi e forse meno bambini; abbiamo trascorso giornate anche con i cosiddetti fratelli merda famosi per la loro simpatia e cortesia; non sono mancate le missioni agli scogli in cerca di granchi e pesciolini e quest'anno abbiamo iniziato pure l'esplorazione dei fondali andando sott'acqua.

Questa estate forse ha segnato anche un piccolo cambiamento da parte mia, una maggiore  opera di selezione, un desiderio di cercare di dedicarmi solo a quello che mi piace davvero e mi fa stare bene, niente obblighi, nessuna costrizione; tutto il resto, quello che sta fuori dal mio mondo e onestamente chissene fotte, cercare di lasciarselo scivolare addosso. Conseguenza dell'ennesima delusione, ora basta. Non voglio fare cose perchè così si deve ma solo se mi va davvero.

Il tutto fa parte del programma di rientro dalle vacanze di pensare un po' a me, di volermi più bene.

martedì 30 giugno 2015

Opss

E' successo di nuovo...o come direbbe quella gajardona di Britney Spears "Opss I did it again".

Mi sembra di essere tornata indietro di due-tre anni.
Ho ripreso il vecchio post, ricordavo un altro titolo tipo "E invece era un calesse", non lo voglio neanche rileggere per non aggiungere altro livore.

Stesse sensazioni, stessa amarezza, stessa mea culpa: ma tu allora non cambi proprio mai, l'esperienza e il passato non ti insegnano nulla.
Dicono i saggi: chi nasce tondo non può morire quadrato.

Ed evidentemente queste è il mio essere.
Mi appassiono violentemente e perdutamente a nuove persone, mi ci dedico, gli apro cuore, anima, casa e portafoglio e poi rimango fregata.
Dejavu o meglio dejavècu si può dire?
Già vissuto, già visto.

Qualcosa però sta cambiando, sto cambiando.
Non spreco tempo, energie, parole a difendermi da accuse che non sento di meritare.
Ora chiudo, in maniera incredibilmente fulminea, forse stupendomene io per prima. Ma non ho tempo da perdere con gente che non merita.
Un colpo di spugna come se non fosse mai esistita, come se non avessimo mai avuto niente a che fare.
Forse è questa "crudeltà" l'eredità che viene lasciata da 'ste batoste.
Il tutto non avviene proprio in maniera indolore, due, ma proprio due, lacrime sono scese, roventi e di rabbia a tracciare la pelle, a lasciare un segno, una traccia indelebile dentro di me.

Se potessi cancellerei davvero queste persone dalla mia vita, una si è autoeliminata espatriando, l'altra è qui e la incrocio varie volte. Niente di più di un fastidio; un saluto, questo sì non si nega manco a li cani, fatto con un cenno è il massimo che posso fare. Più di così non mi viene proprio!

Ri-succederà,chissà quante altre volte. Non mi sento migliore o peggiore di altri ma voglio stare in pace con me stessa, essere circondata di persone vere.

Siamo alla vigilia delle vacanze 2015, farò in modo che siano le migliori per le Pop, davvero le vacanze migliori della loro vita.
Tutto il resto, fuori dalla porta, cordialmente fanculo!



martedì 16 giugno 2015

I vandali (NON) spiegati a mia figlia

Siamo arrivati alla 7° (e dico settima) incursione nella scuola della Pop dall'inizio dell'anno.
Ricordo la prima volta lo smarrimento, l'angoscia nel vedere la macchina dei carabinieri parcheggiata fuori scuola, arrivare lì con la Pop, ascoltare incredula ciò che è successo per poi tornare indietro e cercare in qualche modo di rispondere alle sue incalzanti domande:"Ma che è successo? Perchè non vado a scuola? Dove sono i miei amici?".
Rabbia per chi si è permesso di violare quel mondo ovattato e colorato dei bimbi, sconcerto nel vedere come viene gestita la cosa. Si pensa a tante cose ma forse non ai bambini. Non sarebbe stato meglio avvisare prima le famiglie, facendo rimanere i piccoli a casa senza arrivare a scuola e farli assistere alla confusione, alla visione del loro ambiente sconvolto e deturpato da estranei?
Sento la maestra che sentenzia:"Saranno stati gli zingari, anzi 'i zincheri". Non ci sto, non mi piacciono le conclusioni affrettate, il qualunquismo, le sentenze buttate lì tanto per. Soprattutto quando i bambini sono lì presenti che vedono e assorbono tutto come spugne.
Che fanno questi vandali quando entrano a scuola?
Buttano un po' le cose per aria, mangiano, bevono, delle volte fanno cacca e pipì.
Non rubano niente, forse perchè non c'è più nulla da rubare.

Come fanno ad entrare nella scuola?
Intorno c'è una ringhiera che anche il Grande Puffo scavalcherebbe con un salto e poi mille finestre e porte di facile accesso, vari angoli bui da cui è possibile agire indisturbati.

Ma non c'è un portiere vedo lì la casa?
Sì c'era ma poi è andato in pensione e l'abitazione resta di sua proprietà quindi sta lì ma non è più tenuto a vigilare.

Sono seguite varie riunioni di genitori in cui si è cercato di trovare una soluzione.
A parte la scarsa partecipazione resta con desolante amarezza da constatare che la soluzione più indicata da tutti è...Chiamiamo il Gabibbo, o Le Iene, o Striscia...
Questa è una decisione che mi fa imbestialire.
In un regno di fantasia mi piacerebbe rivolgermi a Superman o Spiderman invocandoli come una donnicciuola "Aiutooooo!" ma che il supereroe moderno, il deus ex machina dei nostri tempi sia un panzone rosso genovese non ci sto!

Altri espedienti tecnici hanno trovato vari ostacoli: le inferriate alle finestre non vanno bene perchè non sono a norma e chiuderebbero in trappola i bambini in caso di pericolo, le telecamere non vanno bene perchè i genitori non vogliono che immagini dei pargoli finiscano chissà dove ecc.

La questione numero uno è che l'antifurto perfetto non esiste e questo lo sappiamo bene vale anche per le automobili e le abitazioni; l'unica cosa che si può fare è usare degli strumenti che ostacolino l'operare dei ladri sperando che nel frattempo intervenga qualcuno o che loro per primi desistano.

La questione numero due è che tanto il comune non ha soldi.

Si è cercato di far partire una colletta fra i genitori ma dopo 5 minuti di entusiasmo la cosa si è smontata al grido di:"A me che me frega tanto mi fijo farà solo un anno ladddentro" e "Sentenefrega a te sapessi a me".

Una volta si è tentata una raccolta di firme a seguito di un comunicato abbastanza farneticante in cui si dava la colpa ai zincheri al che mi sono chiesta se davvero forse non avessero già installato le telecamere viste le precise accuse.

Tutto si è arenato tranne i vandali che hanno continuato a imperversare nella nostra scuola come niente fosse.

Menzione speciale alla volta in cui hanno aperto l'acqua in bagno bloccando un rubinetto verso il soffitto e facendo crollare il controsoffitto.
Altra menzione per la doppietta: sono riusciti a entrare per due notti consecutive mangiando una volta le patatine e l'altra i biscotti.

La prima volta che è successo i bambini non sono entrati a scuola.

Poi, ahimè, forse l'errore è proprio questo, ci si abitua un po' a tutto, per cui si va avanti.
Dopo aver constatato:"Oh no di nuovo!", i bambini entrano lo stesso a scuola, al massimo stanno in un'altra aula e dopo una sommaria ripulita denominata pomposamente "disinfezione" tornano nella propria.

Un altro episodio è successo durante le feste natalizie, noi eravamo appena rientrati in Italia quando acceso il cellulare e rientrata in possesso di Whatsapp mi giungono valanghe di messaggi sulla nuova irruzione dei vandali: bentornati a casa!

Ed ora per l'ennesima volta ci risiamo.
Ari-Gabibbo, ari-funzionario educativo fantoccio che non fa nulla, ari-promesse delle autorità.

Un'altra cosa che mi dà fastidio è che venga strumentalizzato il tutto per altri fini. Ci sono varie frange politiche in zona per cui ogni pretesto è buono per organizzare ronde anti-prostitute ma soprattutto sgomberi degli insediamenti abusivi del parco. 

C'è sporcizia nel quartiere? Colpa loro! Ci sono incendi di motorini? Idem! Mi prude un piede? Idem!

Io non credo che c'entrino niente anche perchè non vedo cosa ne possano ricavare. Piuttosto penso si tratti di qualche ragazzetto annoiato.

In ogni caso di sicuro bisognerà sistemare la scuola in modo adeguato sul fronte sicurezza e che non sia un porto di mare.

Io alla Pop, forse sbagliando, non ho detto nulla.
Già vedo che inorridisce indicando le scritte dei writers sui muri e mi dice:"Non si fa, al massimo si può attaccare un foglio e disegnarci sopra ma sul muro proprio no".

Non ci vuole un genio a capire che i bambini assorbono il contesto in cui si trovano, l'ambiente in cui vivono, prendono esempio dal quotidiano, da quello che vedono. 

Vaglielo a spiegare che c'è gente che non ha di meglio da fare che entrare nel suo mondo,  in quella che è la sua seconda casa e sporcarlo, metterlo a soqquadro solo per il gusto di farlo. Che tocca le sue cose, che porta via il suo sacchetto con il cambio, che prende le sue coppette di gelato proprio quel giorno che era previsto sul menù della mensa.
Che chi dovrebbe vigilare su queste cose che se ne frega, che con tutto quello che hanno speso di pulizie straordinarie da mo' che avevano pagato un impianto di antifurto.
Non glielo posso spiegare tutto questo perchè significherebbe accettarlo come possibile, reale e soprattutto vorrebbe dire anche arrendersi di fronte a tutto questo.


venerdì 29 maggio 2015

It's time to dance

Siamo a -4 dal saggio di danza della Pop grande.
Siamo entrati in un vortice, in un girone dantesco, in un baillamme pari a quello che precede il Natale: corse frenetiche agli acquisti, frigoriferi pieni di post-it "ricordati di fare questo", agende piene di appuntamenti perchè..."Mi raccomando vediamoci prima delle feste".

Ma facciamo un passo, con grazia ed eleganza, indietro.

La mia familiarità con la danza è pari a zero. Da bambina non l'ho fatta nè le mie amiche la facevano. Forse era catalogata come sport da ricchi.

Il mio primo approccio avvenne in età puberale quando in un centro estivo partecipai al corso di danza moderna e preparammo uno spettacolo sulle note di True Blue.
A tutt'oggi quando la sento nella mia mente risuona ancora cinq-sei-sett-ott e probabilmente se mi impegno riesco ancora a ricordare la coreografia.

Poi ho conosciuto un amico, Massimiliano, maestro di danza, ho seguito i suoi spettacoli con ammirazione e gli ho dedicato un post facendogli un sacco di domande.

Non era nei miei piani far fare danza alla Pop, per me lo sport fondamentale era il nuoto, anzi vitale visto che trascorriamo l'estate al mare.
Poi però ad inizio anno l'ho fatta partecipare ad una lezione di prova così per gioco ed incredibilmente le è piaciuto e l'ho segnata.
Ne ho parlato con le maestre che in verità mi hanno sconsigliato di sovraccaricarla di ben 4 impegni sportivi a settimana ma alla fine l'abbiamo segnata con la promessa di sospendere tutto se fosse stata troppo stanca o demotivata.
Massi mi ha convinta a seguire con serenità le passioni della Pop e fu l'unico in tempi non sospetti a vedere con entusiasmo in lei, nella lassità dei suoi legamenti, caratteristiche idonee alla danza. Riconoscendo quelle particolarità che erano anche state notate nella sua infanzia e che poi con caparbietà e amore l'hanno portato a trasformarle in punto di forza, a diventare Maestro di danza e ad aprire una scuola.

Complici le compagne di classe con cui ha iniziato il corso, la gioia di indossare un tutù che, non so perchè, è insita geneticamente in tutte le bambine, Madame Gazzella e il suo con grazia ed eleganza... la Pop ha iniziato con grande entusiasmo a ballare.

Ci sono cose di tutta questa faccenda che digerisco a fatica, forse perchè sono abbastanza digiuna di danza.

Una di queste è: in fin dei conti si tratta pur sempre di un corso propedeutico di danza classica, le bimbe non possono semplicemente ballare in leggings e maglietta?
Nossignore.
Ci vuole il tutù rosa, le scarpine rosa, le calze rosa.
Ok li compriamo da Decathlon?
Nossignore perchè devono essere tutti uguali.
Ok, li compriamo tutti insieme da Decathlon?
Nossignore. Vanno presi tutti insieme alla sartoria megafica per la modica cifra di...bilioni di euro.
Ma non era meglio Decathlon?
Nossignore!
Unica concessione: le calze rosa con la riga.
Queste andranno acquistate e tenute gelosamente in una teca fino al giorno del saggio di Natale, usate con parsimonia, poi riposte e ritirate fuori solo per il saggio di fine anno.
Pare che si smaglino solo a guardarle.
Nel frattempo se ne possono usare un qualsiasi tipo rosa, anche di Decathlon!
Una cosa che mi piace molto è che la maestra abbia un fisico che è l'opposto dello stereotipo della ballerina di danza classica, c'ha pure una bella panza e con disinvoltura indossa tutine e pantaloni attillati per cui tutte noi dovremmo prendere esempio da lei e farci meno problemi. E' proprio di insegnamento in tempi di allarme anoressia e di cattivi modelli per i bambini, sarà per questo che Alice affronta ogni lezione mangiando un sanissimo panino con la mortazza!

Durante l'anno la Pop mi raccontava:"Abbiamo fatto le stelline, il gambero, le giraffe..."
da cui ho capito finalmente il senso della celeberrima canzone

anche se vedere i risultati nella panza della maestra mi lascia sempre un po' perplessa!

A Natale hanno fatto il saggio e per me è stata una gran scoperta.
Avevo sempre un po' sottovalutato la fatica e l'impegno che comporta questa disciplina invece mi sono resa conto che 40 minuti di lezione sono mooolti e che per una bambina di 4 anni seguire l'insegnante, mantenere la propria posizione rispetto alle compagne e nello spazio richiede una concentrazione elevata.

Nel frattempo già da dopo Natale si è iniziato a parlare del saggio di fine anno, già da gennaio hanno preso le misure per il costume e abbiamo dovuto versare trilioni di euro in anticipo.
Poi a cascata è seguito anche la mattonata del costo delle fotografie di natale, in bianco e nero perchè fanno più fico, e che fai non le prendi?
Anche in piscina ormai è così ad ogni occasione viene il fotografo che fa la foto ai bambini, a fine anno, al brevetto, a natale con improbabili sfondi innevati e i piccoli in costume da bagno.
Qualche mese dopo a danza abbiamo fatto pure la foto tipo saggio di fine anno, nell'aula di danza ma agghindati come per il teatro, una sorta di pre-matrimoniale insomma!

Il saggio di fine anno si farà niente meno che al Teatro Olimpico di Roma!!
In un giorno x (ics) sono stati messi in vendita i biglietti dalle ore 9.00, pare che vari genitori già stazionassero lì davanti dalle 7 per accaparrarsi li mejo posti. Signore liberami da tutto questo anche perchè già avevamo la certezza che due biglietti per mamma e papà erano di diritto riservati in posizione centrale.
Mi sono rifiutata di fare file, levatacce ecc, sono andata alla scuola con calma prendendo i posti che erano rimasti.
Abbiamo pagato svariati fantastiglioni per avere credo 8 biglietti con cui non faremo nulla perchè oltre noi e i nonni non credo ci siano altri spettatori interessati.
Ricevere un invito al saggio di danza della propria pupilla credo che in graduatoria di rompimento di coglioni sia appena sopra il "ricevere cartella equitalia" e appena sotto il "ricevere partecipazione per un matrimonio".

Ignoravo di essere solo all'inizio di tutta una serie di questioni e problematiche che non consideravo affatto.
Ingenuamente credevo che accompagnando diligentemente mia figlia alle prove e pagando tutti i balzelli e gli accessori avessi abbondantemente esaurito la pratica "saggio di fine anno".
Mi sbagliavo.

La maestra è solita ogni tanto darci dei foglietti con le istruzioni da seguire scrupolosamente, in genere li stampa dietro fogli già usati di vario tipo come verbali di assemblee di condominio e 730 curandosi di cancellare i dati sensibili.
La puntigliosità di questi pizzini è nauseante per cui il loro destino è accartocciarli e metterli nella borsa in attesa che si disintegrino con il passare dei giorni.

Il giorno deputato per il saggio è fastidioso e odioso come non mai: 2 giugno.
Ovviamente fra prove e controprove l'unico ponte dell'anno va a farsi benedire per cui speri quasi che piova per dare un senso al tutto.
Gli orari sono fastidiosi e antipatici: alle 14.

Sorgono mille questioni.

-Prendere una babysitter che segua le bambine dietro le quinte durante il saggio. Che le porti in bagno e le cambi d'abito. E anche che le intrattenga senza che distruggano lo storico teatro durante i tempi morti visto che faranno due balli, pezzi (come si dice?) uno all'inizio e uno alla fine.

Segue un casting lunghissimo e pallosissimo fra le varie madri per la candidata ideale.
Ognuna conosce una ragazza che potrebbe andar bene. Si vagliano varie possibilità alla fine allo stremo delle forze si sceglie una maestra con la motivazione che: sa gestire i gruppi. (?)

- Scegliere due madri che seguiranno tutte le bambine durante la prova generale a teatro. Qui la scelta è stata facile, c'è chi ha fatto un passo indietro e chi ha detto:"Io mia figlia non la lascio con un'estranea".

- Questione bouquet.
Di regola si regalano fiori alle ballerine. Si è deciso di fare un piccolo bouquet da dare alle bambine. E' seguito aspro dibattito sulla scelta del fiore e del colore. Ma che ho fatto di male?
Io svicolavo con un sorriso:"Scegliete pure per me, mi fido" e nella mente: ma queste non ha una beneamata... a cui pensare?? Alla fine si è optato per piccolo bouquet di rose gialle intonate al vestito, all'abito o come si chiama. C'è stata una non adesione, temo dovuta a traumi subiti nell'infanzia legati alle rose, o al giallo.

-Questione bouquet bis, ovviamente va regalato anche alla maestra. Si propone numero di rose pari alle allieve +1 essendo le bimbe pari e come si sa magari si tollera l'omicidio ma le rose in numero pari mai!
E' seguito aspro dibattito sul colore. Chi diceva rosso, chi rosa, chi bianco.... L'ho buttata lì:"Famolo rosa come l'altro tutù". Le madri si sono girate all'unisono verso di me guardandomi con ammirazione... Pare che nell'ultima lezione una rappresentante delle mamme di un altro corso abbia chiesto di fare un unico bouquet da parte di tutte le allieve della stessa maestra. L'idea non era male da un punto di visto logico ed ecologico ma la proposta è stata bocciata perchè arrivata troppo in ritardo e perchè era già stato sufficientemente arduo mettere d'accordo 8 teste di mamme!

-Questione regalo per la maestra. E' seguito strenuo dibattito sul cosa, sul quando, sul quanto. Ma che ho fatto di male? In qualche modo siamo arrivati ad una conclusione.

-Questione chignon o come dicono alcune scimmion. La ballerina ha da avè lu chignon. Io finora me la sono cavata lasciandoglieli sciolti. Poi quando abbiamo fatto le foto del pre-matrimoniale mi sono fatta aiutare dalle altre mamme che avevano forcine, retina e lacca. Mi hanno guardata come un'aliena essendo io sprovvista di tutto e sperando di cavarmela con una cipolla alla buona. C'è stata l'aggravante di: ma con i capelli così lisci di tua figlia come fai?!
Mi sono stressata, ho provato ad accennare un:"Ma se glieli tagliassi corti così da ovviare a questo problema?" sono stata linciata, piuttosto è accettato l'incesto ma i capelli ad una figlia non si tagliano MAI!
Un trucco mi hanno detto che consiste nel non lavare i capelli così l'imperiale chignon resta meglio su.

-Questione trucco: in uno degli ultimi pizzini sono state date indicazioni precisi sulle tonalità, su cosa mettere e dove. Che ho fatto di male? Pensavo che bimbe di 4 anni fossero esentate da simili....

-Questione mutanda: nel saggio non va messa. Si indosseranno i collant con la riga così nature e poi il tutù. Orrore...manco la peggiore masochista penserebbe ad una soluzione del genere.

-Questione tutù. Va tenuto appeso a capa sotto, e che non lo sapevi? Per far sì che sia più vaporoso.

Siamo ancora a -4 dal saggio e tremo all'idea di quante altre problematiche scapperanno fuori.
Sono certa che mi commuoverò a prescindere, anche se la Pop dovesse solo staccare i biglietti al teatro olimpico, che sarà un'esperienza indimenticabile per lei calcare quel palco dove solo i grandi sono stati e che sarà un successo, nonostante tutto, chignon compreso!!!










venerdì 15 maggio 2015

In punta di piedi

Fottutissimo facebook....
scorrendo distrattamente il display del cellulare leggo casualmente un messaggio su una bacheca: A. ci ha lasciati per sempre...

Inizialmente non capisco, mi chiedo se sia realmente l'A. che conosco.

Poi comincio a fare mille pensieri, chissà come mai non riesco ad associare la fine di una giovane vita legata ad una malattia nè ad un incidente. Escludo tutto questo e chiedo agli amici che conosco scrivendo angosciata:"Ma che è successo?".

Il pensiero va ad una spensierata estate di mille anni fa, una vacanza al mare in campeggio, due amiche o forse eravamo di più ma ne ricordo solo una in particolare, la pelle cotta dal sole,  sale sui capelli e sabbia ovunque; il budget disponibile ridotto al minimo, andavamo a cena fuori solo una sera, per il resto ce la cavavamo con pomodori e mais o tonno tanto per variare. Eppure ci sentivamo padrone del mondo, grandi, indipendenti, in giro con la macchina con la radio a batteria sulle ginocchia e i capelli al vento.

Ci siamo conosciuti per caso, passeggiando avanti e indietro sul corso del paese. Ricordo come ci guardavi diffidente, come ci tenevi a distanza a noi ragazze della city, come dicevate voi. Eri sempre un po' in disparte ma tutti ti tenevano sempre in grande considerazione. Facevi parte di quel tipo di persone che non alzano la voce, che non si fanno notare ma che se gli stai vicino ti fanno sganasciare dalle risate per le battute e le freddure che fanno a bassa voce. Quei ragazzi che hanno quasi paura a guardarti negli occhi, che se provi a metterli in mezzo si scherniscono e tornano un passo dietro agli altri. Un tipo con le sue stranezze, con le sue manie, con le sue fisse. Alcune non l'ho mai capite: il passatempo di leggere il giornale la domenica mattina in macchina parcheggiata in riva al mare. Un amico leale, sincero, fedele,  un fratello, sempre presente ma sempre un po' in disparte, defilato, in un angolo, nel quale avresti voluto circondarlo con un abbraccio per il suo modo di essere discreto, puro e vero, in sostanza fino in fondo se stesso a dispetto degli altri. 

Ci siamo rivisti qualche volta negli anni, tu facevi quasi finta di non vedermi appellandomi con un:"Ecco la romana". Sempre uguale a te stesso, semplice, discreto. Forse delle volte non sempre a tuo agio in mezzo agli altri e alle situazioni, forse per questo non hai partecipato al pranzo di nozze del tuo amico di sempre. 

Chissà se allo stesso modo te ne sei andato davvero in punta di piedi.

Nove mesi di un male ai polmoni ti hanno portato via.

Ciao Bombito mas.

giovedì 16 aprile 2015

Lemon Tree

4.7... 4.8... 4.9...5 frrrr
la ventola del frigorifero si accende con un grande rumore, gira e fa abbassare la temperatura.
Non sembra ci sia niente all'interno ma un cartello avvisa di fare attenzione a chiudere bene lo sportello perchè dentro ci sono medicinali delicati che potrebbero provocare danni ai pazienti.
Firmato il direttore del reparto.

Sono in uno spazio in genere proibito agli esterni e ai parenti dei malati.
Una parete divide me da chi sta in un limbo, collegato con mille tubi a delle macchine, lottando fra la vita e la morte; forse vedono una luce in fondo al buio, forse rivivono passaggi della loro esistenza, forse vegetano e basta, forse non sono già più qui.
Ma la quotidianità va avanti, nonostante le vite appese e i monitor che fanno bip, anche qui, anche in questi posti.
C'è una radio accesa, forse trasmette "La isla bonita" o forse "Lemon tree" 

I'm sitting here in the boring room 
It's just another rainy Sunday afternoon 
I'm wasting my time 
I got nothing to do 
I'm hanging around 
I'm waiting for you 

decisamente più consona.

C'è uno che con una scopa pulisce per terra, lo sento chiacchierare con una collega:"Ho lavorato in un reparto dove c'era una ragazza che aveva subito abusi, aveva lo sguardo spento, gli occhi vuoti...faceva paura".

E' meglio se mi concentro su quello che ho qui.
In braccio la Pop che dorme, ogni tanto passa qualcuno che con gentilezza mi dà una sedia dove attendere, mi chiede se voglio un bicchiere d'acqua o mi propone un palloncino da gonfiare alla bimba.
Cosa si fa in questi casi? Si contano le mattonelle per terra, si studiano gli incroci del pavimento e si ascolta.

4.7... 4.8... 4.9...5 frrrr di nuovo si accende la ventola, per uno, forse due minuti, riporta la temperatura a 3.5°C, appena si ferma, i gradi calano ancora un po' e poi ricomincia a salire lentamente fino ad arrivare a 5 e riaccendersi di nuovo.
Imperterrita ed inesorabile, giorno e notte, frigo riempito di medicinali o forse sacche di plasma o chissà o anche desolatamente vuoto in attesa di avere un senso.

Tempo fa mi era venuto in mente di scrivere un post su chi lavora in questi reparti, angeli in corsia, occhi dolci in un mare di sciagure, speranza nonostante tutto, comprensione e partecipazione al di là del camice bianco e del ruolo di medico. Mi chiedevo cosa significa fare le notti in ospedale, assistere chi sta in terapia intensiva, accompagnare i pazienti praticando l'anestesia. Chissà se ci si sente simili a Dio? Cosa si prova quando qualcuno ritorna a vivere? E quando va male? 
Invece poi i casi della vita mi hanno portato davvero qui, a vivere in parte un'ora con loro. Mi sento di troppo, cerco di farmi piccola e di sparire seduta su questa sedia.

Perdo il senso del tempo, scandito solo dal 4.7... 4.8... 4.9...5 frrrr
mi sembra che comunque siano passate ore.
La radio adesso non si sente più, forse è stata spenta.
Rimane nella testa una strofa But nothing ever happens and I wonder.

Cerco di carpire voci, suoni dalla sala operatoria, non so neanche quanto sia lontana, li ho solo visto sparire in un dedalo di corridoi. Credo che stiano davvero lontani se non sento piangere e invece dopo un po' sento voci cordiali, riconosco il tono di mm e sento parlare di chupa chups alla fragola.

Ci ritroviamo, usciamo dall'ospedale, ricominciamo a respirare, lasciamo quel reparto, i suoi bip, i suoi rumori, i signori sui lettini che dietro la porta a vetri combattano la loro battaglia quotidiana, salutiamo grati i medici che si sono prodigati attorno ad una Pop di 4 anni che ha pensato bene di finire la sua ultima corsa della giornata contro un termosifone in ghisa. Ammiro il suo coraggio, il suo modo di esibire la cicatrice quasi come un trofeo. 

Ogni tanto ci penso: alle notti buie e dense, alle mattonelle color puffo e al frr del frigorifero. Ai monitor con le luci accese, agli occhi dolci e mani sapienti che oltre alle Crocs colorate e i camici acquamarina assistono i pazienti nella loro battaglia più importante.
Uscendo da lì che sensazione si ha? Si tira un sospiro di sollievo? O istintivamente si alza lo sguardo a cercare le stelle per avere la certezza che siano ancora lì?

Rimane ancora vivo il ricordo dell'odore di sangue: un misto fra ferro e disinfettante, lo sentirò ancora per giorni sulla testa della Pop e cercherò invano di cacciarlo via.