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domenica 16 luglio 2017

Cronache spiaggine

Per uno strano gioco del destino incappo su un profilo Fb nel seguente post

"Avanzo il braccio verso la doccia, poso la mano sulla manopola, la muovo lentamente facendola ruotare verso sinistra.
Mi sono appena svegliato, ho gli occhi ancora pieni di sonno, ma sono perfettamente cosciente che il gesto che sto compiendo per inaugurare la mia giornata è un atto decisivo e solenne, che mi mette in contatto con la cultura e la natura insieme, con millenni di civiltà umana e col travaglio delle ere geologiche che hanno dato forma al pianeta. Quello che chiedo alla doccia è innanzitutto di confermarmi come padrone dell'acqua, come appartenente a quella parte di umanità che ha ereditato dagli sforzi di generazioni, la prerogativa di chiamare l'acqua a sè con la semplice rotazione d'un rubinetto, come detentore del privilegio di vivere in un secolo e in un luogo in cui si può godere in qualsiasi momento della più generosa profusione di acque limpide. E so che perchè questo miracolo si ripeta ogni giorno deve verificarsi una serie di condizioni complesse, per cui l'apertura di un rubinetto non può essere un gesto distratto e automatico, ma richiede concentrazione, una partecipazione interiore.
Ecco che al mio richiamo l'acqua sale per le tubature, preme nei sifoni, solleva e abbassa i galleggianti che regolano l'afflusso nelle vasche, appena una differenza di pressione l'attrae là accorre, propaga il suo appello attraverso gli allacciamenti, si dirama per la rete dei collettori, scolma e ricolma i serbatoi, preme contro le dighe dei bacini, scorre dai filtri dei depuratori, avanza lungo tutto il fronte delle condutture che la convogliano verso la città, dopo averla raccolta e accumulata in una fase del suo ciclo senza fine, forse stillata dalle bocche dei ghiacciai giù per scoscesi torrenti, forse aspirata dalle falde sotterranee, sgrondata attraverso le vene della roccia, assorbita dalle crepe del suolo, scesa dal cielo in un fitto sipario di neve, pioggia, grandine.
Mentre con la destra regolo il miscelatore, protendo la sinistra aperta a conca per buttarmi la prima acqua sugli occhi e svegliarmi definitivamente (...)
Ma prima che una goccia s'affacci a ogni foro della rosa e si prolunghi in uno stillicidio ancora incerto per poi subito tutt'insieme gonfiarsi in una raggiera di getti vibranti, bisogna sopportare l'attesa di un intero secondo, un secondo di incertezza in cui nulla m' assicura che il mondo contenga ancora dell'acqua e non sia diventato un pianeta secco e pulverulento come gli altri corpi celesti più prossimi, o comunque che ci sia acqua abbastanza perchè io possa riceverla qui nel cavo delle mie mani, lontano come sono da ogni bacino o sorgente, nel cuore di questa fortezza di cemento e d'asfalto.
(...) Mi coglie il pensiero che l'abbondanza in cui ho diguazzato fino a oggi sia precaria e illusoria, che l'acqua potrebbe tornare ad essere un bene raro, trasportato con sforzo. (...)
Se or ora una tentazione d'orgoglio titanico m'aveva sfiorato nell'impadronirmi delle leve del comando delle rubinetterie, è bastato un istante per farmi considerare il mio delirio d'onnipotenza come ingiustificabile e fatuo, ed è con trepidazione e umiltà che spio l'arrivo del fiotto che s'annuncia su per il tubo in un tremito sommesso. Ma se fosse solo una bolla d'aria che passa nelle condutture vuote?(...) Alzo il viso verso la doccia attendendo che tra un secondo gli schizzi mi piovano sulle palpebre semichiuse liberando il mio sguardo assonnato che ora sta esplorando la rosa di lamiera cromata cosparsa di forellini orlati di calcare, ed ecco che in essa mi appare un paesaggio lunare crivellato di crateri calcinosi, no, sono i deserti dell'Iran che sto guardando dall'aereo, punteggiati di piccoli crateri bianchi in fila a distanze regolari, che segnalano il viaggio dell'acqua nelle condutture di tremila anni in funzione. i "qanat" che scorrono sotterranei per tratti di cinquanta metri e comunicano con la superficie attraverso questi pozzi dove un uomo può calarsi, legato a una fune, per la manutenzione del condotto. (...)
I percorsi artificiali dell'acqua presso le civiltà assetate scorrono sottoterra o in superficie, cioè non si differenziano molto dai percorsi naturali, mentre invece il gran lusso delle civiltà prodighe di linfa vitale è quello di far vincere all'acqua la forza di gravità, di farla salire perché poi ricada. (...)
Il punto d'arrivo dell'acquedotto è sempre la città, la grande spugna fatta per assorbire e irrorare.(...) Una città trasparente scorre di continuo nello spessore compatto delle pietre e della calce,una rete di fili d'acqua fascia i muri e le vie.
Le metafore superficiali definiscono la città come un agglomerato di pietra, diamante sfaccettato o carbone fuligginoso, ma ogni metropoli può essere vista come una grande struttura liquida, uno spazio delimitato da linee d'acqua verticali e orizzontali, una stratificazione di luoghi soggetti a maree e inondazioni e risacche, dove il genere umano realizza un ideale di vita anfibia che risponde alla sua vocazione profonda.
O forse è la vocazione profonda dell'acqua quella che la città realizza: il salire, lo zampillare, lo scorrere dal basso verso l'alto. E' nella dimensione dell'altezza che una città si riconosce: una Manhattan che innalza le sue vasche in vetta ai grattacieli, una Toledo che per secoli deve attingere barile su barile dalle correnti del Tago laggiù in fondo e caricarli sopra i basti dei muli, fino a che per la delizia di Filippo II scricchiolando si mette in moto e travasa su per il dirupo dal fiume all'Alcazar, miracolo di corta durata, il contenuto di secchi oscillanti.
Eccomi dunque pronto ad accogliere l'acqua non come qualcosa che mi sia dovuto naturalmente, ma come un incontro d'amore la cui libertà e felicità é proporzionale agli ostacoli che ha dovuto superare. Per vivere in piena confidenza con l'acqua i Romani avevano posto al centro della loro vita pubblica le terme; oggi per noi questa confidenza é il cuore della vita privata. Qui sotto questa doccia i cui rivoli tante volte ho visto scorrere giù per la tua pelle, naiade, nereide ondina, e così ancora oggi ti vedo apparire e sparire nello sventagliare degli spruzzi, ora che l'acqua sgorga obbedendo veloce al mio richiamo."

Lo confesso: il post è preso da Barale Paola; l'ho letto e ne sono rimasta sorpresa, ho pensato: però che capoccia! Chi l'avrebbe mai detto? E il tutto ispirato da una doccia mattutina. Poi ho letto più in basso e c'era il nome dell'autore Italo Calvino... ah ecco!

Devo dire che nel nostro piccolo sono pensieri che ultimamente facciamo spesso: l'importanza dell'acqua, dei piccoli gesti quotidiani ormai dati per scontati e dovuti, perchè qui al mare manca l'acqua.

Consiglio per i paparazzi all'ascolto: può darsi che Barale Paola soggiorni dalle nostre parti se le è venuto in mente un tale argomento.
Della mancanza di acqua qui all'inizio era una cosa di cui sentivamo solo parlare dalle altre persone, poi da qualche giorno ha iniziato a colpire pure a noi; all'inizio si trattava di un paio d'ore, poi per più tempo, in maniera casuale. Abbiamo cercato di trovare una regolarità in tutto ciò per poterci organizzare ma non è ben chiaro. Il disagio è iniziato in crescendo, dapprima per poche ore ci organizzavamo con le bottiglie riempite d'acqua poi il tempo di assenza è aumentato, prima ripiegavamo facendo la doccia allo stabilimento poi da ieri manca l'acqua pure lì. Siamo partiti facendo lo shampoo tutti i giorni, passando dal fare la doccia con l'acqua dolce arrivando a "l'importante è levare la sabbia, anzi il sale addosso fa pure bene, dicono". Approderemo a: la pipì dei bambini e santa e non lavarsi non ha mai ucciso nessuno?! Si guarda con terrore ad agosto in cui tutti dicono che le cose peggioreranno per l'arrivo di ulteriori bagnanti e il clima sempre più arido.

Gli anziani si chiedono: ma come facevamo noi un tempo quando non c'era l'acqua corrente? I forestieri di paesi più sfortunati si domandano: ma come facevamo noi a casa nostra che l'acqua un giorno c'era e l'altro no? Come facevano gli antichi? ecc

Tutte domande legittime, la risposta è che in qualche modo facevano, la differenza sta nel fatto che non avevano alternative e non avevano mai provato condizioni diverse e migliori. Per noi invece resta il disagio, la sensazione di vivere in un campeggio libero.

Vedo la gente non incazzata ma rassegnata e questo mi stupisce e poi sento parlare di dispersioni idriche dell'acquedotto del 60%, mi sembra assurdo subire tutto ciò non su un'isola in mezzo al mare come forse sarebbe giustificabile e comprensibile ma sulla terraferma.

Questa situazione ovviamente ci fa riflettere sull'importanza del bene acqua, su quanto diamo per scontati e consolidati gesti come girare la manovella della doccia e accendere la luce, su quanto sia necessario non sprecare acqua e quanto vivere un disagio sulla propria pelle serva a capirlo pure alle Pop.

sabato 8 luglio 2017

Cronache Marine

Ero una di quelle che odiava svegliarsi la mattina e sentire odore di soffritto o di ragù appena alzata.
Ora sono diventata io una di quelle appestatrici olfattive.
Subito dopo la colazione, ah a proposito, posso dirlo? Mi manca il cappuccino con la schiuma che mi preparava mm a Roma, mettendoci inspiegabilmente tre ore a farlo ma, mi manca. Anche se fossi lì sola, non riuscirei comunque a prepararmelo, non ho mai preso confidenza con quelle macchinette per l'espresso. Ho sempre ripiegato all'occorrenza su un misero caffellatte scaldato al microonde. E anche qui si va di caffellatte.
Subito dopo si pensa già a cosa fare per pranzo e a cena perchè le Pop sono fameliche, il mare mette appetito e non possono aspettare più di tanto.
La quantità di roba che porto in spiaggia mi sembra aumentare di giorno in giorno, una volta prima o poi dovrò pesare le borse per rendermi conto delle masserizie che ho nelle sacche.
Tanto cibo di sicuro, le Pop amano variare ogni volta e la mattina mi chiedono l'elenco di quello che ho portato così possono regolarsi durante la giornata al mare e alternano bagno-spuntino-bagno-fermino ecc. Poi è indispensabile portare anche varie ed eventuali, quindi libro delle vacanze da fare sotto l'ombrellone ma uno, certo, anche per Marta per non sentirsi da meno, libro di giochi, uno adatto ai 6 e uno ai 4 anni, poi scopro di avere a mia insaputa in borsa anche occhiali da sole, loro, flaconi numero due di bolle di sapone. Poi ci sono i miei libri che pesano un sacco, di misura mai inferiore alle 200 pagine. Ne sto facendo fuori uno a settimana. Probabilmente per questo alcuni mi dicono:"Ti vedo stanca, insolitamente inattiva" sarà perchè da un paio di anni riesco a leggere un po' sul lettino. Evviva!
E' bello vedere le Pop, soprattutto la grande, mangiare senza protestare ma anzi con gusto cibi  che solitamente schifa.

Tra le altre incombenze quotidiane c'è quella della spesa, qui ci sono due questioni molto importanti. La prima è evitare un orario in cui ci siano tante persone perchè i negozi sono piccolini, il personale non è celerissimo e anche con un pochino più di affluenza si crea il caos. Un'altra problematica è che spesso dopo una certa ora, spesso anche già in tarda mattinata, il cibo sparisce, si esaurisce proprio e quindi capita di andare all'alimentari e trovare gli scaffali vuoti, al che mi chiedo:"Ma che stai aperto a fare?" oppure mi domando come non gli convenga fare scorte maggiori per guadagnare di più. Ma comunque ormai ho capito che la soddisfazione del cliente da queste parti è all'ultimo gradino delle priorità. Un'altra cosa che ho notato ma che purtroppo è comune ai luoghi di villeggiatura è il fatto di cercare di solare sempre il villeggiante o il forestiero anche se qui inspiegabilmente spesso si tratta peggio il turista del residente. Inoltre c'è un atteggiamento generale di non accoglienza nè gentilezza nei confronti dei clienti quasi che non fossero proprio loro la fonte di ricchezza. Va bè usi e costumi radicati nel tempo che finora sono stati tollerati e accettati a mezza bocca solo in virtù del paradiso in terra di cui scrivevo nello scorso post.


Non so come mai ma ogni estate che sono qui riesco in qualche modo a ferirmi e a procurarmi una cicatrice permanente. Un anno mi sono tagliata un dito tagliando il pane, il seguente mi sono bruciata l'avambraccio con la teglia da forno. Per non parlare di quella volta che facendo la doccia con le Pop ci è esplosa la porta di cristallo in una miriade di frammenti. Ferite profonde e antipatiche da subire soprattutto al mare con la sabbia e l'acqua salata a complicare il tutto. Con angoscia mi chiedo quest'anno cosa mi succederà. Ogni tanto mi capita di guardare queste cicatrici e di ripensare a quello che è successo, al come, al dove e al tempo trascorso. Ora capisco il senso dei tatuaggi, dovrebbe funzionare alla stessa maniera, un promemoria sulla pelle indelebile nel tempo.








mercoledì 28 giugno 2017

Cronache Balneari

Dal 15 giugno ci siamo trasferite al mare. Eravamo arrivate al culmine, stremate dalla fine dell'anno scolastico e della conclusione delle varie attività, dal caldo asfissiante; facevamo il conto alla rovescia, forse più io che loro, per i giorni che mancavano per andare via da Roma.
Per la prima volta siamo partite dalla città così presto.
Siamo arrivate al mare trovando una situazione idilliaca: pochissima gente, una fila di ombrelloni occupata a stento. Per l'occasione ci hanno dato addirittura un posto in prima fila e a giugno, come per lo scorso settembre, abbiamo condiviso l'ombrellone con una allegra signora di 90 anni. Definirla vecchietta è molto riduttivo. C'è solo che da imparare da lei e da prendere da esempio: la voglia di fare, l'ottimismo, la curiosità verso il mondo e gli altri, il gusto di imparare, di mettersi in gioco. Il suo motto che a 90 anni è: di vita ce n'è una sola. 
Per una settimana c'era anche una famiglia di suoi amici quindi c'erano ben due novantenni. Le ho sentite ridere, scherzare, fare battute anche osè, parlare in maniera civettuola di vestiti, cerette e bikini. Ci metterei davvero la firma per arrivare a quel traguardo in quel modo. Forse il segreto è proprio quello: non considerarsi mai arrivate, non ritenersi mai "troppo" per qualcosa.
Delle volte, parlando con lei, quasi mi dimentico della sua età anagrafica. Confrontandomi con lei spesso mi sento io quella anziana: io vado a dormire alle dieci scatafasciandomi sul letto, lei dopo una giornata di mare fa le ore piccole per giocare a carte, lei guida la macchina con disinvoltura e considera il guidare parte integrante della sua vitalità ed essere attiva, io, se posso, evito di prendere l'automobile. Ha girato il mondo, vissuto in diverse città, fatto mille esperienze, conosce le lingue, amiamo gli stessi scrittori dell'America Latina.

Ma qui sono cose che non stupiscono più di tanto, c'è il signore che ogni sera esce col windsurf, di quelli di una volta, con il marchio Kim. In barba alle leggi della capitaneria che infatti poco tempo fa ha provato a fermarlo ma lui invece di raggiungere la riva è rimasto oltre la linea delle boe. Hanno dovuto mandare una motovedetta a raggiungerlo. Il giorno dopo l'ho rivisto di nuovo, imperterrito in mare, poi non l'ho più visto. Spero non abbia rinunciato al suo bisogno di mare.

C'è quell'altro, col fisico asciutto e sportivo, che gioca a racchettoni per ore, sfidando i più giovani. Tiene il tempo cadenzando i tiri con un "Ah ha" che indispone più persone.

Queste sono davvero le nostre cronache balneari, le cose che si notano, che si ritrovano di anno in anno. Per fortuna non seguiamo notizie di terrorismo o dalla city e il nostro mondo è racchiuso più che altro tra le fila di ombrelloni del nostro stabilimento, e meno male, aggiungerei.

Le Pop sono cresciute, sono più autonome, un po' mi aiutano, io riesco persino a leggere e in una settimana ho finito un tomo da 700 pagine. Delle volte mi guardo indietro e mi chiedo come ho fatto gli anni scorsi con due Pop piccole, come ho fatto ad arrivare a fine estate.



Di grande novità c'è che quest'anno hanno rinnovato i bagni del Viareggio, che c'è stato un piccolo cambio di gestione ma non si è ancora capito se in bene o in male.

L'offerta degli ambulanti gastronomici che sfilano durante la giornata prevede oltre che al classico cocco, i taralli di Castellammare, le ciambelle calde e pizze rosse che grazie alla discesa in campo del figlio della signora passano più frequentemente, la frutta fresca tagliata al momento e vari tipi di granite. Insomma di fame non si muore.

L'offerta merceologica dei vucumprà è rimasta la stessa, i venditori sono gli stessi degli anni passati, viene da chiedersi davvero cosa ci sia dietro, e incredibilmente si ricordano ancora di noi. 

Insomma, c'è tutto, un'altra estate è iniziata e spero che rimanga nei vostri cuori come la più bella della vita.

Ripeto alle Pop in continuazione quanto siamo fortunate a stare qui quando gli altri bambini magari vanno ancora a scuola o restano in città, siamo davvero fortunate e privilegiate a stare in questi posti, che ora perchè non ci credo ma altrimenti definirei come qualcosa di molto vicino al paradiso in terra.

mercoledì 7 giugno 2017

Roma sei bella

Roma sei bella
tranne quanno te arroventi
per questo quasi quasi mo' me ne vado.

Si passa troppo in fretta da: fa troppo freddo pe' uscì fora
a fa' troppo callo pe' uscì.
Ieri erino gersomini profumati esplosi nei giardini
e ora stamo già con la paglia secca al posto de li prati.

L'asfalto se arroventa,
le liti infiammano
i primi usciti di capoccia per il caldo,
dicono, almeno mo' c'hanno l'alibbi.

Ma io me so' rotta
de quelli che camminano con lo sguardo in basso
fisso sul cellulare sempre in mano;
me so' rotta degli appuntamenti di fine anno
che si accavallano e si accattorciano
ma tanto 'ndo scappiamo? Sempre qua stamo!

Domani è l'ultimo giorno di scuola,
c'è chi si dispera, io gioisco più de li pupi
e vaiii è finita! Loro sono stanche ma io di più.
Semo tutti arrivati, non alla frutta ma peggio al caffè e all'ammazzacaffè.

Roma che ti infiammi per le cazzate, per le mode passeggere;
mi chiedo se pe' le cose serie ti ci sei infervorata davvero mai.

Roma pecorona e sorniona
che te lasci score tutto sopra e fai spallucce.


Roma che cerchi sempre un capitano, un legionario, un ottavo re da adorare
ma un tiranno ti è proprio necessario?

L'isis non ci avrà, seconno me perchè je famo troppo pena già così,
basta farsi un giro su li mezzi pubblici o pe' le strade de sta bella città.
Non me smentite mo' per ripicca però amici cinturati.

Ner dubbio te dico ciao Roma bella, te saluto
ce si rivede in autunno con le tue giornate luminose e calde
da darti l'illusione che l'estate davvero non finisca mai.




lunedì 5 giugno 2017

Quelli della Bomba

Mi contatta un'amica di vecchia data per darmi una brutta notizia.
Rimango attonita, triste, incazzata come è mio solito reagire in queste situazioni.
La causa sarebbe sempre lui, il bastardo male.
C'è di diverso, forse per mia ignoranza, che stavolta la tipologia sia una di quelle che ritenevo curabili, risolvibili. Evidentemente siamo ancora molto lontani da averlo capito e domato. O forse è proprio un male bastardo per questo, perchè non c'è niente di sicuro e assodato ma l'unica cosa certa è che non doveva finire in questo modo.

Vado indietro nel tempo con la memoria, stiamo parlando dell'età d'oro dei 13-14-15 anni.
Un tuffo nel passato remoto.
Di calde estati infinite, di voglia di stare sempre insieme: il pomeriggio ma anche dopo cena, anche se io non potevo praticamente mai.
Di corse in motorino in due, di Califfoni e Sì, di motorini truccati da moto, e di moto che erano in realtà motorini, gli anni d'oro del Grande Real certo... 
Di "Ci si vede" senza sms, whatsapp e social vari ma neanche telefono fisso o citofono, ci si ritrovava allo stesso posto quando uno voleva e poteva e basta.
Di quando il mare era troppo lontano e allora si andava in piscina, di quelli che per recuperare le innumerevoli bocciature facevano 3 anni in 1 e quelli che già avevano iniziato a fare piccoli lavoretti d'estate. Il centro di Roma era troppo lontano, una meta irraggiungibile, per cui già arrivare all'Eur era un traguardo. Estati di gavettoni, di buste piene d'acqua buttate dai terrazzi, di gelatina sui capelli per i maschi e di spalline improbabili per le femmine. Di braccialetti colorati, di orecchini a cerchio. Stagioni felici che si cercava di prolungare il più possibile anche con l'inizio della scuola ma che alla fine si chiudevano immancabilmente con i compiti pomeridiani e l'accorciarsi delle giornate.
Ci sedevamo su un muretto che stava vicino ad un locale caldaie che ogni tanto si accendeva rumorosamente, per questo la chiamavamo la bomba. Stavamo sempre lì, al massimo ci spostavamo lungo il muretto in cerca dell'ombra o del sole. Il gruppo si allargava con gli amici degli amici, con i cugini, chissà come mai sempre immancabilmente fighi e tutti erano benvenuti.
Estati di Festivalbar e canzonette. Sicuramente una cosa ci ha salvati, per alcuni è rimasta la passione principale, altri ne hanno fatto una professione: la musica.
Di pomeriggi rinchiusi in cantina a suonare, di concerti improvvisati nelle piazze del quartiere, di risparmi messi da parte per comprare la chitarra.

Un pomeriggio, ricordo che arrivarono nel palazzo di fronte una nuova famiglia con due figli della nostra età. Il nostro pensiero fu subito quello di accoglierli, di dargli il benvenuto e di conoscerli. Credo davvero che forse spintonandoci, un po' intimiditi andammo a citofonare  al loro portone invitandoli a scendere e a stare con noi.
E vennero subito accolti nella comitiva. Ricordo il tuo sorriso e gli occhi splendenti, quelli che ora tutti citano e rimpiangono. 
Mi chiedo se anche i ragazzi ora fanno di queste cose, se sono propensi all'accoglienza e al nessuno escluso. In quel momento ci sembrò la cosa più ovvia e semplice da fare.
Io non li conosco i ggiovani d'oggi, ho solo la sensazione che la tecnologia ci dia l'illusione di essere più vicini mentre invece ci sta allontanando sempre di più. Tra balene blu, esibizionismo a tutti i costi e condivisione non nel senso di fare insieme ma più che altro "ti faccio vedere cosa sto facendo io, tu rosica e basta", di selfie estremi... io vi auguro di provare attimi di felicità e spensieratezza, di fiducia nel domani, ma anche di voglia di cambiarlo che la vostra età richiede e merita e di vivere estati come quelle che abbiamo passato noi.



martedì 21 marzo 2017

Vita da gatto (parte 3)

E le Pop come hanno vissuto questo momento? Hanno capito che dovevano lasciarla riposare in pace, Alice la dava già per spacciata ed erano preoccupatissime quando le ho detto che dovevo portarla dal dottore e poi erano tristi all'idea di dover tornare a casa e non trovarla anche solo per qualche giorno.

Il dover affrontare la vecchiaia di Sofia e il suo stato di malattia mi ha portato a fare molte riflessioni, mi ha spiazzata e sconfortata anche solo l'idea di perdere qualcosa che hai più o meno da sempre, che è sempre stata lì in maniera discreta e silenziosa (a volte un po' meno), che forse hai dato per scontato in maniera troppo semplice.
Mi ha riportato alla mente situazioni simili vissute da conoscenti e la prima cosa che pensi è l'eventualità di non sottoporla a cure strazianti ma realizzi come nel caso degli animali l'eutanasia sia visto come gesto di profonda carità ed affetto. Noi ci prendiamo il diritto di poter scegliere della loro esistenza e decidiamo di troncarla per non farli soffrire inutilmente.

Sono gli stessi giorni della scelta di Dj Fabo, la Pop riesce a spizzare l'immagine di una sua foto, mi chiede perchè sta ridendo, cerco di spiegarle che è malato, che quello non è un vero sorriso ma è dovuto alla sua malattia. Non so come andare oltre, non trovo le parole e le rispondo:"Hai ragione tu, forse sta ridendo".

Tornando al responso della veterinaria mi dice che devo fare una cura di antibiotici ed antinfiammatori stiamo parlando di botte di medicinali da 20 euro! per sfiammare l'accesso, forse bisognerà operarla ma bisognerà vedere perchè con la sua ipertensione non curata potrebbe avere problemi ai reni e al fegato e non reggere l'anestesia totale.

Passata la notte, Sofia ci stupisce, si riprende, mette una crocetta su una delle sue 7 vite, probabilmente fa anche il dito medio rivolta ai veterinari e si cura da sola, si stura la ghiandola e sta molto meglio.

La dottoressa mi aveva anche prescritto cibo più adatto, entro in un megastore per animali, passo mezz'ora fra gli scaffali ma non ci capisco granchè. Un commesso si offre di aiutarmi, io declino, che diamine ci mancherebbe, ho gatti da una vita!
Alla fine devo accettare il suo aiuto ed esco da lì con 40 euro di cibo per gatti specifico in fibre e per gatti obesi.
Lo racconto a mio marito e lui già fra spese del veterinario, medicine e quant'altro è per l'abbandono della gatta in autostrada.

Imparo a darle lo sciroppo, a ficcarglielo in bocca con la siringa senza pietà, imparo a sminuzzare la pasticca e a mischiarla nel cibo sperando che non se ne accorga e la mangi insieme al resto.

Continuiamo a fare i controlli dal dottore una volta a settimana, l'ascesso bubboso ha lasciato il posto a un buco molto evidente, la sfottiamo dicendo che ha due buchi del sedere.

La dottoressa mi prescrive una crema (altri 20 euro come ti sbagli) che dovrei infilare direttamente nel buco, poi dovrei mettere a Sofia il collare elisabettiano per evitare che si lecchi. Mi rifiuto, ecco quella è una cosa che la stresserebbe parecchio e poi aggiungo,  sperando di convincerla a desistere, i gatti del condominio vedendola con quel lampadario la prenderebbe in giro e ne andrebbe della sua dignità.

Alla fine effettivamente si lecca la crema e poi vomita quindi opto per no crema e no collare, il buco si rimarginerà più lentamente che dobbiamo fare?

Ristabilita la situazione e terminata l'assunzione di antibiotici ecc è il momento delle analisi del sangue. In precedenza la dottoressa mi aveva detto che si sarebbe trattato di procedure molto costose, quando le chiedo il prezzo mi rassicura, al ritiro dei risultati il prezzo risulta essere 150 euro che pago di mia scelta in due comodissime tranches.

Devo portare Sofia a digiuno, la lascio lì perchè non è ancora arrivata l'altra dottoressa, devono essere in due perchè essendo tornata in forza non si lascia visitare più tanto docilmente tant'è che ogni volta ci rimetto qualche falange.

Torno dopo un po' e sento che stanno facendo un prelievo, sono ben tre dottori, la paziente non collabora, mi affaccio e faccio segno che sono arrivata nel senso: non dite e non fate cose di cui potreste pentirvene che vi sento.

Entro e sarà la puzza di alcool, sarà il vederla con al polso una fascia rossa tipo Rocky ma mi sento quasi male. Roba che non mi è mai successo con le Pop ma ora sì.
Hanno dovuto provare a farle tre prelievi perchè il sangue non veniva su. Manco ci pensavo ma in quei punti giustamente l'hanno dovuta rasare, ora abbiamo per casa uno strano esemplare che gira, non so se mi sembra più un tossico o uno con i calzini bianchi per questo ora la chiamiamo White Socks come il gatto dei Clinton.

L'esito delle analisi è stato che sta bene ma è ovviamente ancora ipertiroidea e che dovrebbe prendere questi farmaci a vita. Vado in farmacia e il modico costo è di 38 euro a confezione. Non ce li ho e vado via.
Mi informo e scopro che i farmaci per animali sono gli stessi di quelli per umani ma hanno un prezzo esagerato e che è vietato prescrivere quelli ad uso umano e poi usarli per gatti e cani.
Cerco una soluzione, un succedaneo, un qualcosa, nel frattempo mi interrogo su quanto sia davvero necessaria questa cura e ripetere periodicamente le analisi quando per 13 anni ne ha fatto a meno ed è vissuta alla grande. Dobbiamo davvero abituarci a questa gatta in calzini bianchi? Mi interrogo su tutto questo e intanto penso sempre ai gatti di Gaeta che mangiano gusci di cozze e cornicioni di pizza bianca...






Il link alla prima parte http://www.buonecosedipessimogusto.it/2017/03/vita-da-gatto-parte-1.html
Il link alla seconda parte http://www.buonecosedipessimogusto.it/2017/03/vita-da-gatto-parte-2.html

Vita da gatto (parte 2)

Ci eravamo lasciati con una Sofia buttata sempre sul letto o sulla sedia, girata dall'altra parte, schifata dalla vita, lasciatemi stare.
Ci ho messo un po' a capire se era davvero la sua nuova condizione, se era la fase discendente di una vecchina di 13 anni o se c'era qualcos'altro.
Se la accarezzavo non faceva neanche più le fusa, aveva perso anche il suo profumo che mi piaceva sentire tuffando il naso nel suo morbido pelo.

Decido alla fine di portarla dal veterinario almeno per non avere il rimpianto di non averlo fatto, per non sentirmi dire:potevi venire prima ma come non avevi capito!?
Decido la via più facile, uno studio vicino casa in cui non ero mai stata.
Vado in chiusura, mi apre la porta una ragazza giovane dagli occhi azzurri, mi chiede:"Cos'ha?" io le dico la verità:"Non lo so...non è più Lei" e sottintendo rivoglio indietro la mia Lei, torna, ti prego, torna a distruggere il divano con le tue unghie affilate, torna a svegliarmi di notte grattandomi il naso perchè vuoi rifugiarti sotto le coperte, torna a buttare giù dal lavandino del bagno in successione tutti gli oggetti per attirare la nostra attenzione, torna a far cadere con precisione felina il mio contenitore delle lenti a contatto che troverò la mattina dopo sparse sul pavimento e inutilizzabili.

Sofia è mogia, si è fatta mettere nel trasportino senza opporre resistenza e si è fatta visitare senza problemi.

Scopro le carte e dico subito che da dieci anni non la porto dal veterinario e che me ne sono infischiata del suo ipertiroidismo e della cura che mi avevano prescritto.

La dottoressa inizia a farmi un sacco di domande, a molte di esse non so sinceramente rispondere: quante volte va in bagno? quanto beve? Ma che ne so? Non è che sto sempre a controllare quello che fa il gatto! Mi chiede se vomita ogni tanto...ma certo è un gatto! Per definizione i gatti vomitano e scassano tutto. Lei mi guarda con un'espressione da no-il-gatto-da-manuale-non-deve-vomitare. Poi mi chiede cosa mangia? Io tento con un diplomatico: un po' di cibo secco  e umido. Ma la risposta non soddisfa, bisogna specificare la marca e il tipo e poi mica mi starai davvero dicendo che compri il semplice cibo del supermercato!? Io nella testa ho solo una frase: è un gatto, stiamo parlando di un semplice gatto. Penso ai gatti di Gaeta che da sempre mangiano gli avanzi di cibo, pizza, pasta e le lische del pesce, non camperanno venti anni ma almeno avranno vissuto una vita più felice!  E questa forfora sul suo pelo da dove spunta? Ma no sarà solo un po' di polvere che sul nero spicca.

Nel visitarla fa per misurarle la temperatura, le tira su la coda e scopre una palla enorme, un papagno. In pratica le si è infettata una ghiandola che hanno i gatti vicino al sedere per questo non camminava con la sua solita andatura e non usava la lettiera volentieri. Ma come non ti sei accorta che aveva un bubbone grosso come una pallina da golf? Eh no non è che guardo con assiduità il sedere della mia gatta.

Già stando in sala d'attesa ho notato cose che non mi piacciono, pubblicità di prodotti che mi sembrano degli psicofarmaci per aiutare gli animali in situazioni stressanti. Da che mondo e mondo se porti il gatto in macchina si incazza, se gli porti in casa un altro gattino ancora peggio e cerca di reagire e di fartela pagare come può, se necessario anche cacandoti sul cucino e tu vuoi risolvere il problema con la medicina! Ma allora quello che vuoi è un peluche e non un gatto!
Cerco di parlarne con gli amici degli animali che conosco ma non vedo grandi indignature, mi sa che sotto sotto li usano tutti. Affronto la questione con la veterinaria e lei mi dice che assolutamente no vanno dati questi prodotti per evitare maggiori complicanze che possono inficiare sulla salute di cani e gatti.



La sala d'attesa è piena di pubblicità che mostrano la foto di un cucciolo cane o gatto e ti incitano a farlo vivere più a lungo e bene.
Ce n'è una addirittura indicata per il deficit cognitivo dei cani dove si vede uno smarrito quadrupede che si chiede:"Se solo ricordassi dove ho messo il mio osso..." e propone un integratore per la memoria. L'hanno inventato per i cani ma per gli umani evidentemente ancora no.

Ho sempre pensato che bambini e anziani rappresentassero una grande occasione di bussiness, a loro senz'altro vanno aggiunti gli animali da compagnia.

Scopro fonti di guadagno a me sconosciute...
L'asilo per i cani per socializzare con i loro simili...


Il fotografo specializzato in animali domestici



Alt!!! Fermate il mondo, voglio scendere!





lunedì 20 marzo 2017

Vita da gatto (parte 1)

E poi succede che torni da un weekend fuori Roma, torni a casa carica di pacchi e pacchetti e Pop addormentate ma ti accorgi subito che c'è qualcosa che non torna.
Un dettaglio piccolo e apparentemente di minimo valore ma ti accorgi subito della sua assenza, manca Lei.
Noti subito con stupore che dopo aver aperto la porta non c'è stata Lei che ti è venuta incontro, che era già lì dietro ad aspettarti chissà da quando, che ti accoglie con miagolii striduli, che ti si struscia sulle gambe cercando di farti cadere mentre al buio cerchi di raggiungere la camera delle Pop con una in braccio pesantemente addormentata.
Capisci subito che c'è qualcosa che non torna, qualcosa che non va.
Pensi con orrore che si è realizzata la paura per tante volte ipotizzata: ma vuoi vedere che mentre partivamo, prendi i pacchetti, rincorri le Pop sveglie e saltellanti, ricordati le chiavi, abbassa le serrande ma il gatto dov'è? Tu l'hai vista? Non è che è rimasta chiusa da qualche parte? No mi sembra di averla vista in giro. E' quella? No, quello è un maglione scuro sul letto. Boh da qualche parte starà...

E già immagini una fine atroce di stenti e di sete, chiusa in qualche suo adorato cassetto e già ti maledici per la superficialità.

Invece poi la cerchi e Lei era proprio lì a sonnecchiare acciambellata su una sedia ma per la prima volta non ti è venuta incontro.
Non solo ma anche la notte non ti è venuta a far visita sotto le coperte in quell'andirivieni porta la Pop di là, viene l'altra, ari-portala di là, dove sono? e chi sono? quanti siamo?
Non è venuta a svegliarti miagolando e facendo le fusa a mille impazzita perchè finalmente siete tornati, non ce la facevo più a stare senza di voi, vi ho detto come sono contenta?

Nei giorni successivi resterà sempre sulla sedia o al massimo sul letto della Pop a dormire, moscia, quasi schifata dalla vita. Solo se io la portavo di fronte alla ciotola mangiava qualcosa e andava in bagno se io la portavo nella lettiera. Per il resto non mostrava segni particolari, camminava normale, forse un po' più lentamente e senza la sua solita andatura da pantera del Bengala. 

Non riuscivo proprio a capire cosa avesse, se era semplicemente la vecchiaia arrivata tutto d'un colpo e se dovevamo abituarci a questa Sofia così addivanata e poco attiva o se c'era qualcos'altro.

Al terzo giorno di apatia, dopo che mi aveva rifiutato persino il suo amato pollo decido di portarla dal veterinario.

Erano dieci anni che non ce la portavo. Forse sbaglio ma considerando che ho avuto sempre gatti casalinghi ce li portavo solo in caso di problemi, evitando di fargli cure, vaccini e altro che non ritenevo necessari.

L'ultima volta era dovuto, appunto dieci anni fa, ad una sua fuitina da casa dei miei:
per un mesetto si era data alla pazza gioia, alla vita campestre e libera nel giardino del condominio. Forse ce l'aveva con noi perchè l'avevamo portata lì per andare in vacanza e si era buttata dal balcone, dal primo piano e se n'era andata.
In seguito la avvistammo dalla finestra e seguirono nottate di appostamenti, di cibo dato seguendo le sue camminate di ispezione. Lei ci guardava con diffidenza, con ostilità come solo i gatti sanno fare. Alla fine la prendemmo con una trappola presa in prestito dalla colonia felina di Torre Argentina. Tornò a casa e rimase qui chissà se davvero contenta oppure no.

Anche in quel mese di assenza mi ricordo la casa vuota senza di lei, non volevo quasi rientrare la sera perchè era tutto diverso senza di lei.

Una volta riacciuffata dovemmo per forza portarla dal veterinario per farla controllare.
Le fece le analisi del sangue, risultò ipertiroidea, ci diede una medicina che avrebbe dovuto prendere a vita ma dopo i primi giorni e visto l'effetto che faceva su di lei la sospendemmo. Non era più lei, non era più la Sofia matta e schizzata di sempre ma era come narcotizzata.

Sono passati una decina d'anni da allora, due Pop sono entrate nella nostra vita ma lei c'è sempre stata, scegliendosi la sua padroncina personale in Alice e facendosi fare tutto da lei e loro sono cresciute nel rispetto di Sofia e imparando a giocare e a vivere con lei cogliendo quella ricchezza e intensità che solo convivere con un quattrozampe può darti, sapendo che lei c'era già da prima che nascessero. Lei c'è sempre stata, certo con un ruolo più defilato ma c'è sempre stata.